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L’intervista/Giuliano Gori | L’arte del nostro tempo? È fatta per essere vissuta da tutti

di - 18 Giugno 2012
Per visitare la Fattoria di Celle, uno dei più celebri musei all’aperto del mondo, ci vuole almeno una mezza giornata. Perché la collezione d’Arte Ambientale che Giuliano Gori ha realizzato in trenta anni conta oggi oltre 75 opere che si snodano in un’area vasta 45 ettari. Ma non sono tanti i numeri, seppure ingenti, a rendere questa “fattoria” un luogo alquanto straordinario. È la qualità delle installazioni che dialogano in modo sensibilmente armonico con la natura a renderlo tale e il lavoro, la relazione con gli artisti che c’è dietro l’opera stessa. Un patrimonio che ha arricchito il celebrato ambiente toscano di opere permanenti di, tra gli altri, Burri, Richard Serra, Daniel Buren, Nagasawa, Beverly Pepper, Mauro Staccioli, che, a loro volta, lo valorizzano ulteriormente.
Per festeggiare i trenta anni di vita, sono state inaugurate quattro nuove installazioni di Luigi Mainolfi, Robert Morris (che è alla sua terza “presenza” a Celle), Loris Cecchini e Alessandro Mendini. E sono arrivate oltre 5mila persone per vederle. Ne parliamo con Giuliano Gori, che ha anche qualche sassolino da togliersi dalla scarpa.
Quest’anno la Collezione Gori compie trenta anni. Una realtà anticipatrice nel suo divenire di esperienze come quelle di Benesse Art Site Naoshima Kagawa in Giappone e dell’Institut Inhotim in Brasile, e che continua a ricevere attenzione dall’estero: prima il Giappone, ora la Mostra alla Fondation Maeght di Saint-Paul-de-Vence in Francia. E in Italia?
«Dopo il Giappone e prima della Fondazione Maeght, la Collezione è stata ospitata nel 2003 in Spagna dall’IVAM di Valencia (Institut Valencià d’Art Modern), dove l’esposizione trovava giustificazione dal fatto che in quel Paese, nella primavera del 1961, era nata l’idea di tentare l’avventura dell’Arte Ambientale. Se dobbiamo considerare l’attenzione ricevuta in Italia dalle pubbliche istituzioni, escluso il mondo universitario, francamente non possiamo rallegrarcene troppo. Viceversa a livello privato le richieste di visite della collezione si fanno ogni anno più pressanti fino a sfiorare e talvolta superare il limite delle nostre capacità logistiche».
Recentemente La Collezione è stata in trasferta alla Fondation Maeght. Come si fa a rappresentare in mostra una realtà permanente?
«Partendo dalle precedenti esperienze la mostra alla Fondazione Maeght era costituita soprattutto da materiali sufficientemente validi a illustrare la collezione d’Arte Ambientale permanente: modelli, disegni, foto, video, il tutto supportato da diverse opere del periodo formativo della raccolta. Inoltre, sono state presentate in anteprima alcune opere ambientali che abbiamo inaugurato ufficialmente a Celle il 16 giugno, in occasione del trentennale dell’apertura al pubblico della Collezione».
L’inamovibilità delle opere ospitate a Celle le svincola dalle logiche di mercato. Se l’arte da “comprare” non è quella da “rivendere”, quali sono state le linee guida del suo museo all’aperto?
«Certo, le opere d’arte ambientale realizzate a Celle sono per loro natura, oggettiva e concettuale, inamovibili. Fanno eccezione le tre opere che sono state esposte alla Fondation Maeght. Due di esse, Albero meccanico di Alessandro Mendini e Venus di Robert Morris, sono state presentate provvisoriamente a Saint-Paul-de-Vence prima di essere collocate definitivamente nello spazio previsto dagli artisti al momento della loro progettazione. La terza opera, Per quelli che volano di Luigi Mainolfi, è una replica dell’originale già installata definitivamente a Celle. Ma guardando al progetto complessivo, i motivi principali che hanno mosso l’idea dell’Arte Ambientale a Celle sono da ricercare nel nostro tentativo di ripristinare l’antico rapporto tra artista e committente, interrotto quasi totalmente dall’inizio del secolo XX, fatta eccezione per alcune commissioni legate a opere celebrative installate in ambiti urbani. L’artista in genere si è affrancato dalla richiesta di opere concordate preferendo lavorare in piena libertà, soprattutto tematica, servendosi poi di galleristi e mediatori per la distribuzione dei propri lavori. Potrei aggiungere che il motivo per cui abbiamo deciso di aprire la Collezione al pubblico si deve alla nostra convinzione che l’arte prodotta dagli anni Sessanta in poi non si adatti più a un collezionismo privato,  ritenendola invece più adeguata a un ampio confronto».
Opere e installazioni che nascono nella natura richiedono più tempo di altre: la conoscenza del luogo, la ricerca per realizzarle ambientali, e non ambientate. Processi che coinvolgono sia l’artista che il committente. Qual è la sua esperienza con gli artisti?
«I limiti di azione per un artista invitato a presentare un progetto per gli spazi di Celle consistono essenzialmente nel rispetto assoluto della natura, pertanto tutto deve essere lasciato nel modo in cui si trova al momento del sopralluogo. Per questo all’artista viene imposta una regola coniata dal nostro grande amico Carlo Belli che nel suo celebre libro KN la celebra così: “I diritti dell’arte iniziano dove terminano quelli della natura”. Per tutte le opere d’Arte Ambientale qui realizzate sono occorsi tempi lunghissimi di realizzazione, per alcuni  anche due anni, raramente meno di tre mesi».
Ritiene che musei all’aperto, pubblici o privati, valorizzino il territorio al di là delle opere di cui si compongono?
«Più che a me questo bisognerebbe chiederlo ai vari agriturismi e ristoranti che sono sorti vicino Celle».
Quali sono i progetti futuri,  la Fattoria di Celle continuerà ad essere un museo del presente?
«Vivo in tempo presente e non amo ipotizzare il futuro».

Visualizza commenti

  • MI FA SEMPRE MOLTO PIACERE VENIRE A CONOSCENZA DI GENTE CHE PORTA AVANTI UN PROGETTO IN CUI CREDE,CHE PERSEVERA NEL SUO LAVORO,LO AMPLIA PUR
    NON RICEVENDO DALLE ISTITUZIONI LA CONSIDERAZIONE,O ALMENO UNO SCAMBIO DIALETTICO DI CRESCITA COME SAREBBE LOGICO E AUSPICABILE IN UN NORMALE RAPPORTO FRA PRIVATI E ISTITUZIONI
    PUBBLICHE. COMPLIMENTI E BUON LAVORO A LEI SIG.
    GIULIANO GORI.
    PS. IL NOSTRO SPAZIO A LORO PICENO E'A SUA DISPOSIZIONE PER QUALUNQUE PROGETTO.

    GIDA STACCHIETTI

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