Robert Grosvenor nel suo studio, New York, New York, 12 novembre 1965. (Photo by Fred W. McDarrah/Getty Images)
Scultore statunitense tra le figure più eccentriche e inclassificabili dell’arte contemporanea, Robert Grosvenor è morto il 3 settembre 2025, a New York, all’età di 88 anni. La notizia è stata confermata dalla Paula Cooper Gallery, che lo ha rappresentato per gran parte della carriera. Grosvenor aveva conquistato la scena newyorkese negli anni ’60, quando partecipò a mostre cardine del Minimalismo come Primary Structures al Jewish Museum (1966). Ma presto il suo linguaggio prese una direzione autonoma, refrattaria a etichette: opere austere e radicali nell’uso di materiali industriali, ma animate da un’irriducibile singolarità, al punto da essere definito come «Il lupo solitario della scultura».
Lontano dalle narrazioni dominanti e dalle mode di mercato, Grosvenor ha costruito un percorso fatto di sorprendenti deviazioni. Le sue opere incarnano una libertà formale che sfugge alle categorie di Minimalismo, Arte povera o Costruttivismo. Molti lavori restarono Untitled, scelta intenzionale per lasciare aperto lo spettro delle interpretazioni. «Era più semplice, più completo: non volevo vincolare le opere, ma lasciarle libere», spiegò una volta.
Nato a New York nel 1937, cresciuto tra Rhode Island e Arizona, Grosvenor studiò all’École des Beaux-Arts di Parigi negli anni ’50, scoprendo presto l’opera di Lucio Fontana e Piero Manzoni, da lui percepiti come alternative necessarie alla rigidità accademica. Dopo aver frequentato anche l’Università di Perugia nel 1958, tornò negli Stati Uniti e si inserì nella comunità artistica newyorkese grazie all’amicizia con Mark di Suvero. Qui iniziò a esporre nei primi spazi cooperativi, tra cui Park Place, dove la giovane Paula Cooper lo sostenne.
Fu invitato a due edizioni di Documenta a Kassel, espose con galleristi pionieristici come Virginia Dwan e, più recentemente, aveva preso parte alla Biennale di Venezia 2022, curata da Cecilia Alemani, tra le rare presenze maschili in un’edizione fortemente orientata al Surrealismo e alla scena femminile. Solo pochi giorni fa, a Kassel, aveva inaugurato una grande retrospettiva al Fridericianum.
«Quando ho fatto visita a Robert Grosvenor a East Patchogue a fine luglio, mi ha parlato con entusiasmo della sua prossima mostra al Fridericianum, che avrebbe incluso opere dal 1965 al 2025, coprendo così quasi tutta la sua opera fino a oggi», ha raccontato Moritz Wesseler, Direttore del Fridericianum. «Era particolarmente felice che la mostra si sarebbe tenuta a Kassel, sede della sua partecipazione a Documenta nel 1977 e nel 1987. I suoi ricordi di quei soggiorni e di quelle presentazioni erano tanto vividi quanto toccanti, e sono stati una fonte costante di ispirazione per i miei colleghi e per me durante l’allestimento della mostra: una retrospettiva attesa con impazienza, soprattutto dagli artisti più giovani, poiché egli è considerato un faro luminoso, un artista per artisti. La morte di Grosvenor mi rattrista profondamente. È una grande perdita».
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