Categorie: Personaggi

Morto Luis Sepulveda: il grande scrittore era ricoverato per il Covid-19

di - 16 Aprile 2020

Il grande scrittore Luis Sepulveda è morto questo giovedì, 16 aprile, all’Ospedale dell’Università Centrale delle Asturie, a Oviedo, dove era ricoverato dalla fine di febbraio, dopo aver contratto il Coronavirus. A diffondere la notizia, il quotidiano El Paìs.

Nelle ultime settimane si erano diffuse diverse fake news sulle sue condizioni ma questa volta, secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo, la notizia è stata confermata da fonti vicine allo stesso scrittore. Giornalista, sceneggiatore, regista e attivista, Sepulveda viveva dal 1997 a Gijòn, nelle Asturie, e il coronavirus gli fu diagnosticato al ritorno dal festival letterario Correntes d’Escritas, tenutosi a Póvoa de Varzim, in Portogallo.

La vita di Luis Sepulveda, tra letteratura e impegno civile

Luis Sepúlveda Calfucura nacque a Ovalle, in Cile, il 4 ottobre 1949 e fu costretto a lasciare il suo Paese al termine di un’intensa stagione di attività politica. Entrò nelle fila del partito Socialista e quindi nella guardia personale del presidente Salvador Allende, il Grupo de Amigos Personales. Ma la sua esperienza si concluse drammaticamente, con l’incarcerazione da parte del regime del generale Augusto Pinochet. Dopo 7 mesi trascorsi in una cella angusta, l’agognata libertà, ottenuta anche grazie alle forti pressioni di Amnesty International. Quindi, la lunga stagione dei viaggi, tra l’America Latina e il resto del mondo. Parlava fluentemente inglese, francese e italiano e, dopo aver risieduto ad Amburgo e a Parigi – era naturalizzato cittadino francese -, decise di stabilirsi in Spagna, nelle Asturie.

La sua prima prima narrativa, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, gli valse subito la notorietà in ambito internazionale. Apparso per la prima volta in Spagna nel 1989 e in Italia nel 1993, il romanzo vinse il Premio Tigre Juan. Nel 1998, un altro grande successo per l’adattamento cinematografico di La gabbianella e il gatto, per la regia di Enzo D’Alò. Particolarmente apprezzato dai lettori italiani, vinse anche il Premio Internazionale Ennio Flaiano, nel 1994, il Premio Chiara e il Premio Alessandro Manzoni alla carriera, nel 2014 e nel 2015.

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