Categorie: Personaggi

Muore il gigante della televisione italiana, Pippo Baudo

di - 16 Agosto 2025

»Pippo è stato il protagonista». É questo il pensiero di molti amici e colleghi che sono intervenuti in un’edizione straordinaria che saluta Pippo Baudo, il gigante della televisione italiana, che è scomparso oggi all’età di 89 anni.

«Con la scomparsa di Pippo Baudo l’Italia perde uno dei volti più amati e riconoscibili della propria storia televisiva. Con lui scompare la personificazione più autorevole e popolare di un pezzo fondamentale dell’autobiografia artistica italiana. Uomo di spettacolo e di grande sensibilità culturale, capace di unire generazioni attraverso il linguaggio dell’intrattenimento, Baudo, attraverso la tv, ha avuto la capacità di raccontare il Paese nelle sue trasformazioni. A nome mio personale e del Ministero della Cultura esprimo cordoglio e vicinanza ai familiari», ha dichiarato il Ministro alla Cultura, Alessandro Giuli.

Al Ministro Giuli fa eco la Senatrice Lucia Borgonzoni: «Ci lascia un uomo che ha saputo reinventare mille volte la televisione e il modo di comunicare. Con la scomparsa di Pippo Baudo se ne va un pezzo della nostra storia televisiva. È stato un protagonista assoluto del piccolo schermo, capace con eleganza, ironia e intelligenza di accompagnare generazioni di italiani, entrando nelle loro case e nei loro cuori. La sua voce e la sua presenza hanno segnato decenni di televisione, innovando linguaggi e format, facendo crescere e scoprendo generazioni di artisti. Oggi non ricordiamo soltanto un grande conduttore, ma un uomo che ha reso la televisione italiana più vicina alla gente. Alla famiglia e a tutti coloro che lo amavano, il mio più sincero cordoglio».

Originario di Militello, Baudo era nato il 7 giugno 1936. Il padre aveva sognato per lui un futuro da avvocato, e lui non l’aveva contraddetto, ma si era dedicato anima e corpo al mondo della cultura. Presentatore, ma soprattutto inventore – «cerco sempre il nuovo», era solito dire – il suo contributo nella musica resta indelebile: fu lui a presentare Andrea Bocelli nel 1994, fu lui a scoprire cantanti come Eros Ramazzotti – nel festival di Pippo, il giovanissimo Eros vinse con Terra Promessa – come anche Laura Pausini.

Il suo debutto porta il titolo di La conchiglia d’oro, un concorso musicale a Palermo presentato da Enzo Tortora, in cui si presentò in veste di pianista. Fu la sua prima apparizione in pubblico, la prima di un lungo corso. «Feci il provino come pianista, cantante, imitatore e presentatore. Andò bene solo la quarta esibizione, era destino. Pino Procacci e Antonello Falqui mi chiesero “Immagina di trovarti al Festival di Sanremo e presentare Mina: figuriamoci: sapevo tutto di Sanremo e di Mina. Fu un trionfo».

Pippo Baudo sognava il teatro, eppure la sua carriera prese il via nel 1966 in tv con Settevoci, un quiz musicale con applausometro che in breve tempo diventò un appuntamento fisso. «Settevoci – ricordava – fu la svolta. Era una mia idea, registrammo le prime sei puntate, ma a un dirigente non piacquero, e le bobine del programma finirono in un magazzino. A quel punto io mi raccomandai con un magazziniere che, se ci fosse stato un buco di programmazione, avrebbero potuto ricorrere alla puntata pilota. Capitò, in effetti, che una copia doppiata del telefilm Rin Tin Tin non arrivò per tempo, e al suo posto trasmisero il mio programma. Ebbe un successo enorme. In pratica io devo la mia carriera a un cane…». Nel 1968 fu la prima volta a Sanremo, poi dal 1972 successe a Corrado come conduttore di Canzonissima e, ancora, dal 1979 fu alla conduzione di Domenica in (dal 1979). Nella sua vasta cultura, Pippo Baudo seppe dimostrare interesse anche per il mondo dell’arte: tenne anche una lezione sulla creatività, un concetto fondamentale nell’arte come nella canzone d’autore.

La sua ultima apparizione è nel 2019, al Festival di Sanremo: «Carissimo e amatissimo Sanremo  io ti ho conosciuto nel lontano 1958, allora mio padre ha ceduto alle insistenze di mia madre e ha comprato un televisore. Sono rimasto colpito, all’improvviso era arrivato un cantante, bello con le mani alzate al cielo, che diceva “nel blu dipinto di blu”. Lì mi dissi “in quella scatoletta devo entrarci”. E ci arrivai, nel 1968. All’inizio volevo tornare indietro, un tremorio mi pervadeva, ma poi mi sono presentato al pubblico. Grandi cantanti, grandi ragazzi. Poi tu, amatissimo Sanremo, generoso Sanremo, mi hai voluto altre 12 volte. Quante canzoni abbiamo lanciato, canzoni che ancora cantiamo, perché Sanremo è Sanremo e si canta sempre. Adesso io devo andare, devo lasciarti. ma voglio dirti che molta della mia vita la devo a te». Oggi, come allora, tutti noi ci alziamo in piedi e applaudendo lo chiamiamo, Pippo, Pippo, Pippo.

Pippo Baudo, intro Canzonissima, 1972

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