Categorie: Personaggi

Panorama Pozzuoli sarà un’edizione “divina”. Intervista alla curatrice Chiara Parisi

di - 9 Settembre 2025

Consegnare un presente alla storia. Questo fa il progetto Panorama Pozzuoli, che si terrà quest’anno dal 10 al 14 settembre 2025. Organizzata per il quinto anno da Italics, il consorzio delle più importanti gallerie d’arte italiane, lascia che l’arte “occupi” una piccola città o un territorio meno noto alle rotte turistiche e si metta in dialogo con i sui luoghi e la sua storia. A Pozzuoli si sviluppa una sorta di archeologia del presente, portando opere di artisti contemporanei in posti dove le civiltà nei secoli hanno stratificato la propria memoria. A Pozzuoli c’è quella greca, quella romana, ma anche il Seicento e il Novecento hanno lasciato tracce importanti. Mito e vita quotidiana si incontrano ogni giorno su questa terra. In attesa dello svelamento del progetto, la curatrice di questa edizione Chiara Parisi ci ha parlato della visione e delle idee che l’hanno guidata fino a qui.

Chiara Parisi ph. Philippe Levy

Come è entrata in dialogo con un paesaggio così complesso?

«Ho messo al centro il concetto del divino e della divinizzazione che in questo luogo si sente in modo molto forte. È un tema emerso in modo naturale già dalla prima visita. Basti pensare alla Sibilla Cumana, o al fatto che fosse venuto Virgilio e avesse pensato che qui ci fosse la porta dell’inferno. Nel golfo c’è stata la prima colonia greca in assoluto con tutti i suoi dèi e i suoi miti. Oltre al fatto che per chi vive vicino ai vulcani c’è l’idea che ci sia una vera anima della Terra, che si esprime attraverso l’esperienza del fuoco, il fumo nelle solfatare e il bradisismo. C’è un paesaggio animato e incarnato. E come una persona, è un essere vivente profondo. Questo ha un legame con il divino».

In che modo ha partecipato alla scelta del luogo?

«Sono stati proposti diversi luoghi, io sono sempre stata una “superfan” di Pozzuoli. È l’idea del Mediterraneo e della sua storia che riaffiora qui. E poi ci sono posti bellissimi, solo per citarne uno tra i tanti, il rione Terra, con una parte archeologica con mosaici romani al di sotto della Terra e sopra questo quartiere vuoto che è stato svuotato per problemi di terremoto negli anni ‘70. E in questo spazi s’indovina la vita che c’era con le botteghe, puoi immaginare quello che accadeva. È molto suggestivo».

Pozzuoli, La Solfatara © photo Luciano Romano

Avere a che fare con questa eredità naturale e questa eredità storica e archeologica non deve essere stato facile.

«In realtà, non è stato difficile. Il fatto che abbiano partecipato più di 50 gallerie mi ha aiutato. Ho potuto scegliere in collaborazione con i galleristi l’opera dell’artista che ho sentito più vicino al concetto di divino e divinizzazione e più giusta per il luogo. Gli artisti hanno partecipato attivamente. Anche perché il concetto del divino si avvicina al credere in qualcosa di invisibile, di immateriale, un concetto molto naturale per loro. Qui in Italia, quando si tratta di allestire in luoghi pubblici pieni di storia, lo facciamo in maniera profonda ed elegante. Maurizio Cattelan, per esempio, ha creato due nuove opere ispirate a due sculture nuove figure mitologiche, insieme con una sua opera quasi mitica, appunto, Tamburino. William Kentridge è a Cuma con un film sulla Sibilla. Fino ad arrivare a chi porta un video della scena underground del Bad Voguing, un ballo nato negli ambienti LGBTQ+, della galleria Tiziano Di Caro. Tutti hanno dialogato anche con i miti contemporanei».

Eppure alcune zone le ha volute lasciare senza opere…

«Beh il posto è vastissimo. E poi volevo che si potessero ammirare i Campi Flegrei. Se tu vieni al rione Terra e poi vai all’Anfiteatro Flavio, che è vastissimo, e poi non vai al Tempio di Serapide ti manca un pezzo della mostra, non capisci la “questione del divino”.  Quindi è essenziale che si passi poi a vedere il lago di Averno, la piscina Mirabilis, dove non ci sono opere ma che fanno comprendere chiaramente perché al centro di tutto ci sia il concetto del divino. Questo è anche alla base del concetto di Panorama, che mette al centro i posti stessi, quindi è importante conoscerli. A prescindere dall’allestimento è importante andarci perché anche fanno parte della mostra come se fossero degli interventi contemporanei. Sono delle tappe da visitare perché significative sia nella storia dell’arte che di Panorama».

Pozzuoli, Anfiteatro Flavio © photo Luciano Romano

Potremmo quindi definire Panorama un continuo dialogo con la storia?

«È un dialogo con il mito. Tutte le opere degli artisti sono in rapporto con il mito, con il mitologico. Anche le opere antiche che io considero contemporanee, anche se gli artisti non sono più tra noi. Significa stare in contatto con la storia del patrimonio e con la bellezza e il fascino di una rovina. Ma c’è la relazione con i miti contemporanei».

Il rapporto con la comunità del luogo come si è svolto?

«C’è una squadra che lavora su Panorama da cinque anni, a contatto con tutte le istituzioni del luogo. Questa è anche la forza di Panorama. Io credo che sia molto bello che la Campania per la seconda volta [la prima fu a Procida nel 2021, ndr] accolga questa grande mostra sul territorio. Se una regione l’ha rivoluta è proprio il segno che è stata un’esperienza bellissima, questa voglia di svelare attraverso l’arte i loro luoghi in maniera diversa. Per qualche giorno. A me piacciono le cose temporanee, perché è un infinito concentrato nel tempo».

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  • Ricordo che non molto tempo fa mi arrivo sulla mail l'annuncio di questo evento.da bravo e attento artista chiesi le modalità del poter partecipare. Risposta zero dedussi nono si farà. Adesso esce il programma accompagnato da parole edulcorate e incensate da parte della Virgilio di turno organizzate. Resto dell'idea che quando si lavora su un territorio bisogna tenere conto di tante cose, coinvolgendo anche artisti del luogo. Il rischio è che LA SI SUONA E CANTI PER SE STESSI. saluti da artista flegreo.

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