Categorie: Personaggi

UN TORINESE IN FINLANDIA

di - 5 Giugno 2007

Cominciamo dall’inizio. Dalla scrittura, su Exibart e in seguito su Flash Art. Come si concilia con l’attività di curatore? E, ancor prima, come l’ha preparata?
Mi piace scrivere sugli artisti con cui lavoro, dedicando tempo a questa attività, come strumento per riflettere e interpretare meglio ciò che si va a fare insieme. Per me la scrittura è molto importante, ma la concepisco solo come sviluppo interno al lavoro curatoriale.

Stabiliamo il tuo esordio nel 2004, con la doppia personale di Hiraki Sawa e Fabio Viale da Placentia Arte, curata con la “nostra” Irina Zucca Alessandrelli. Sei d’accordo? Parlaci del debutto. Emozionato? Aspettative eventualmente frustrate?
Io iniziato lavorando come stagista da Christian Nagel a Colonia nel 2000. Dopo tanti altri stage e collaborazioni in giro di qua e di là, tra cui alcuni mesi come redattore a Flash Art, ho deciso di lavorare come curatore free lance. La mia prospettiva è stata da sempre aperta alle più varie prospettive geografiche, non ho mai voluto concentrare troppo la mia attività solo in Italia.

Sei torinese come il sottoscritto. Sappiamo ch’è una realtà ricca e stimolante, ma tendente in questi anni a chiudersi a riccio. Tu hai optato per una manovra a tenaglia, muovendoti fra Piacenza, Pescara, Milan o, Napoli, Perugia. Quali le differenze con le altre situazioni locali?
L’Italia è piena di trabocchetti, io cerco di dosare al massimo i miei interventi. Che si tratti di un museo o una galleria, mi sforzo di mantenere identico il mio approccio: massimo rigore e massima qualità.

Torniamo a Torino. Hai dimostrato l’indipendenza dalle logiche orticellari. Ti sei mosso a 360°, curando mostre anche in gallerie che in genere non si avvalgono di curatori -penso a Peola- riuscendo infine a metterle quasi tutte insieme in una quadruplice rassegna a Palazzo Bricherasio. Non sei un cervello in fuga?
Quello di Palazzo Bricherasio è un progetto singolare, che si sviluppa in un arco temporale superiore a un anno. È stato necessario amalgamare realtà molto diverse e trovare convergenze: un lavoro piuttosto lungo. Quanto al resto, non è semplice operare tra Paesi diversi, ma io mi muovo molto e cerco di lavorare con le istituzioni che rendono possibile coniugare ampia progettualità, innovazione e limpidezza di obiettivi.

Una tappa importante è la collettiva Metaphysics of youth dell’anno scorso, all’ex mercato ortofrutticolo di Pescara. Insieme a Irina, avete messo a frutto in Italia le vostre esperienze a New York e in Finlandia.
Volevamo fare qualcosa di nuovo, uscire completamente dalle logiche italiane, spesso scontate. I 27 artisti invitati erano quasi tutti inediti in Italia, una selezione del meglio -secondo noi- da tutti i paesi coinvolti. Abbiamo lavorato su scala globale con tutti i nostri contatti, producendo molte opere a Pescara e ottenendo sponsor e appoggi da una molteplicità di uffici d’arte contemporanea di diversi continenti e paesi, anche dalla Nuova Zelanda. Per quanto mi riguarda, nell’attività curatoriale è fondamentale la collaborazione estesa, che fa emergere le intelligenze e annulla gli inutili individualismi. Con Irina lavoriamo molto insieme, lei è bravissima.

La Finlandia: raccontaci come ci sei finito. E soprattutto parlaci della Triennale che ti è stata affidata.
In seguito a viaggi e contatti, l’anno scorso sono stato invitato a lavorare per alcuni mesi come curator in residency presso il Frame di Helsinki. È stato assai utile, la mia esperienza è aumentata molto. Adesso sto collaborando con diverse istituzioni scandinave, come i musei di Pori e di Malmo. La Triennale di Finlandia è un appuntamento molto consolidato, dedicato alla nuova scena finlandese e affidato in ogni edizione a un curatore straniero, per avere uno sguardo esterno sul paese e favorire al contempo nuovi contatti con l’estero. Nel mondo dell’arte finlandese l’attività di networking internazionale è frenetica ed efficace, con grandi investimenti di tempo ed energie. Quest’anno hanno chiamato me come curatore: ho invitato tredici artisti a produrre nuovi lavori in accordo al mio progetto. Sono tutti giovani, ma già molto attivi in ambito internazionale.

Chiudiamo con l’Italia. Sei stato chiamato da Andrea Bruciati per una sorta di seconda tappa di U_move. Sono le realtà più “periferiche” le più attive? Monfalcone e il Grande Nord?
Non lo so. Credo che ci sia spesso la tendenza a lasciarsi sfuggire enormi possibilità solo perchè non si guarda al di là di ciò che tutti già conoscono e non si è curiosi a sufficienza.

a cura di marco enrico giacomelli

*foto in alto: Maarit Hohteri, Mikko hung over, 2006


La V Triennale di arte finnica, intitolata In Search of the Miraculous in omaggio a Bas an Ader, prosegue sino al 10 giugno 2007 alla Kunsthalle di Helsinki. In mostra Lauri Astala e Antti Tanttu, insieme a un nutrito gruppo di giovani: Petri Eskelinen, Sini Pelkki, Jani Ruscica, Pilvi Takala, Petra Lindholm, Anni Leppala, Aurora Reinhard, Jari Silomaki, Pasi Autio, Antti Laitinen e Maarit Hohteri.
Info: info@taidehalli.fi


[exibart]

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  • ...e quindi? chi è costui? l'unica nota di merito potrebbe essere l'aver collaborato per un po' da Nagel. Ma comunque quanto resti lontano, caro fassi, da kai althoff o da cosima von bonin.
    un altro ragionerino secchioncello, un po' professorino, un po' saputello. basta! non se ne può più!

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