La conservazione delle opere d’Arte contemporanea

di - 29 Gennaio 2000

Le novità dell’arte del XX secolo sono enormi. Anzi, l’arte contemporanea ha istituito a suo fine la ricerca delle novità, cosa estranea all’arte classica e rinascimentale, che semmai cercavano un modello nella natura o addirittura nel passato.
La ricerca delle novità ha provocato una serie di mutamenti radicali nel fare artistico. Molte tecniche nuove, provenienti in genere dall’industria, sono state adottate dall’arte colta: il ferro saldato, la pittura acrilica, materiali primitivi, materiali nuovi, ma niente affatto sicuri, perché non stabili proprio a causa della loro modernità; il processo d’invecchiamento non è ancora terminato, a questo si aggiunga che spesso non conosciamo ancora il comportamento nel tempo di materiali la cui scoperta è recentissima. I materiali usati dall’artista contemporaneo non sono il prodotto artigianale della bottega, la cui durata era garantita dalla cura della preparazione manuale dell’artista o del suo aiutante.
L’arte contemporanea, in misura più o meno evidente, stravolge dunque il rapporto con i materiali che utilizza e con le tecniche d’esecuzione, al punto da imporre un ripensamento sul senso della durata come aspetto intrinseco all’operare e di conseguenza sulle caratteristiche degli interventi conservativi e riparativi da utilizzare per il restauro delle opere d’arte e, parrebbe, sulla metodologia stessa che guida i possibili interventi.

I rischi cui è quindi sottoposta questa “nuova” arte sono dati dai prestiti, dalla climatizzazione, dal trasporto e dal restauro stesso, oltreché dal fatto che queste opere spesso esposte all’aperto non sono verniciate, e quindi sono esposte ad un maggiore pericolo derivante dall’inquinamento atmosferico. A ciò si aggiunga la loro fotosensibilità e, in altre parole, il pericolo derivante dai raggi ultravioletti e dai raggi infrarossi.
Del problema della deteriorabilità non se ne parlava fino a qualche anno fa. Oggi invece la questione è divenuta d’importanza centrale. Il degrado accelerato e l’invecchiamento precoce di moltissimi materiali utilizzati dagli artisti è la conseguenza delle scelte innovative delle avanguardie.
Data la complessità e la varietà delle soluzioni utilizzate dagli artisti (oltre a quelli tradizionali, nell’arte contemporanea s’incontrano materiali di tipo industriale, plastica, metalli, neon, motori elettrici e sostanze organiche d’ogni genere), è necessario sviluppare sia una conoscenza scientifica relativa alle caratteristiche fisiche e chimiche dei materiali, sia, in particolare, uno studio specifico sui metodi e le tecniche predilette da ogni singolo autore, in modo da costituire un archivio che comprenda anche la documentazione di restauri “esemplari” da considerare in futuro come punto di riferimento. Banche-dati, che per ora restano solo ipotetiche, dovrebbero essere situate nei musei o in altre istituzioni pubbliche, a disposizione di tutti gli interessati, e non soltanto gelosamente conservate nei laboratori di restauro privati.
D’altro canto, anche le istituzioni museali non si preoccupano della conservazione delle opere, perché i programmi di manutenzione e di conservazione sono, in pratica, nulli, lasciando che le opere si degradino.

A tale scopo, in occasione di una tesi di laurea La Conservazione delle Opere d’Arte Contemporanea, svolta presso il Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura, è stato redatto un questionario d’indagine proposto ad artisti e galleristi, ma non sono emerse informazioni precise circa i problemi di conservazione.
Le informazioni fornite dagli artisti sono infatti, nel 90% dei casi inesistenti. Essi non si preoccupano dei materiali usati, definiscono la loro tecnica come “tecnica mista” in cui c’è di tutto: dal gesso al carbone, dai colori ad olio a quelli acrilici.
Vi può essere un’analisi visiva degli elementi costituenti l’opera, ma a questo punto il vero problema diviene la preparaziona del fondo della tela e della tela stessa, elementi di cui non si sa mai nulla. Al massino, l’artista fornisce le indicazioni di come l’opera va montata ma, di solito, non si preoccupa di fornire le informazioni necessarie ad imballarla correttamente per evitare di sottoporla ai gravi rischi del trasporto e del deposito. E’ emerso che il problema maggiore consiste nell’assenza di una manutenzione ordinaria nei musei o nelle gallerie. Le opere sono frequentemente esposte ai fattori di degrado. La figura del conservatore è poco presente, mentre la figura del restauratore è sempre più presente.
Molti artisti, infatti, ritengono che i musei siano il frutto del protagonismo monumentale degli architetti che non rispettano per nulla la dignità delle opere d’arte collocate all’interno.

Arch. Elena Canaparo

[exibart]

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