A Roma arriva il Museo del Patriarcato e apre un’instantanea delle disuguaglianze

di - 24 Novembre 2025

Fino al 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, gli spazi di AlbumArte a Roma ospitano il MuPa, il Museo del Patriarcato. Si tratta di un progetto ideato da ActionAid che invita i visitatori a proiettarsi nel 2148, l’anno in cui, secondo l’ultimo Global Gender Gap Report, potrebbe finalmente essere raggiunta la parità di genere e, da quella prospettiva futura, osservare il nostro presente come si trattasse di storia passata, musealizzarlo e percepirlo con la lucida distanza e con il distacco che si riserva a ciò che è lontano da noi, estraneo al nostro contesto di appartenenza.

Come racconta Katia Scannavini, co-direttrice generale del museo: «Con il Mupa vogliamo offrire uno spazio di riflessione e di azione collettiva, per immaginare insieme un futuro in cui la parità non sia più un obiettivo, ma una realtà».

Just shit. Courtesy ActionAid

Il percorso espositivo si articola attraverso diversi ambienti che tentano di riproporre e ricostruire situazioni riconoscibili, da scene domestiche alla rappresentazione delle gerarchie lavorative. Una piramide mostra come «A parità di ruolo le donne sono generalmente posizionate in basso, come in una scala gerarchica», la dinamica di una scala professionale che ancora si applica a molte situazioni lavorative, con i ruoli di maggiore responsabilità occupati da uomini. Accanto, le buste paga raccontano il divario retributivo, plasticamente rappresentato da due barattoli pieni di monete fino a due diversi livelli. O ancora, il tentativo di ritrarre una dinamica di disagio sui mezzi pubblici.

Gender pay gap reveal. Courtesy ActionAid

La mostra è costruita attraverso scene quotidiane che rivelano la persistenza di stereotipi e dinamiche di potere, immagini che riflettono un sistema che ancora oggi «Porta le donne a vivere in una condizione di subalternità». Presente anche una sezione dedicata alla rappresentazione di genere nei materiali educativi e nei giochi infantili: disegni reali di bambini, raccolti nel tempo, e ancora i giocattoli, suddivisi fra quelli “per maschi” e “per femmine”.

Un gioco da ragazze. Courtesy ActionAid

Un altro punto del percorso mostra esempi di linguaggio mediatico e verbale che contribuiscono a rafforzare stereotipi e disparità, dai titoli di giornale dal taglio profondamente sessista, alle citazioni più comuni in contesti lavorativi o relazionali, testimonianze di micro-pressioni che formano la base culturale delle disuguaglianze.

Il percorso culmina con una stanza dedicata alla violenza maschile nei confronti delle donne, in cui porte rotte e registrazioni evocano situazioni di minaccia e aggressione. «Nel futuro, diranno: pensate, magari c’erano delle donne che andavano a denunciare e non venivano credute nel lontano 2025».

«Il patriarcato ha tante sfaccettature. Certo, nel tempo alcuni aspetti sono stati superati, ma non ancora del tutto. Qualunque negazione della sua esistenza è frutto della paura di nuovi equilibri», ha dichiarato Violante Placido, presente all’inaugurazione. «La libertà della donna nella società al pari di un uomo fa sì che certi privilegi a cui l’uomo è abituato vengano meno, ma al tempo stesso si può costruire insieme un cammino più vero e sono certa anche più complice», ha continuato l’attrice e cantate, aggiungendo: «Mi piace molto l’impostazione di questo museo, che ruota attorno al fatto di proiettarci nel futuro per comprendere meglio il presente».

Courtesy ActionAid

Il progetto funge, al contempo, da piattaforma di risonanza per la ricerca realizzata da ActionAid insieme all’Osservatorio di Pavia e B2 Research, Perché non accada. Uno studio che fotografa quanto stereotipi e disuguaglianze di genere rimangano profondamente ancorati alla mentalità della società italiana. «Un uomo su tre giustifica la violenza economica, uno su quattro quella verbale o psicologica e quasi due su dieci ritengono ammissibile anche la violenza fisica», si legge nella ricerca. E ancora: «Il 74% delle donne si occupa ancora da sola dei lavori domestici; negli spazi pubblici e sui mezzi la percezione di insicurezza è diffusa – soprattutto tra le più giovani – e anche nel mondo della cultura e del digitale persistono stereotipi e sessismo».

«Noi crediamo che la prevenzione primaria sia fondamentale – aggiunge la co-segretaria generale di ActionAid Italia – e quindi al Parlamento e al governo chiediamo di stanziare almeno il 40% delle risorse dedicate al piano antiviolenza. Accanto a questo vorremmo che si adottassero delle politiche di genere in ambito sanitario, scolastico e dei trasporti. Ad esempio, se parliamo di urbanistica, bisognerebbe cercare di illuminare il più possibile le strade o addirittura ripensarle in un’ottica di genere, se pensiamo alla scuola diciamo che l’educazione sesso-affettiva è fondamentale per il superamento degli stereotipi. Vorremmo portare questa mostra in giro per l’Italia, anche a Milano e Napoli, dove ci sono le nostre sedi, ma ci piacerebbe anche che ce la chiedessero le amministrazioni locali».

Courtesy ActionAid

Il MuPa mira dunque a generare consapevolezza. Espone oggetti comuni, situazioni note, comportamenti quotidiani: elementi che nel loro insieme compongono l’archeologia viva di un sistema che ancora oggi struttura la realtà sociale. Katia Scannavini ne riassume così gli intenti: «Non si può prevenire la violenza senza promuovere uguaglianza, e non si può costruire uguaglianza senza mettere in discussione le radici culturali del patriarcato. Il MuPa nasce proprio da questa consapevolezza: per sradicare la violenza serve un cambiamento profondo, che attraversi il linguaggio, l’educazione, le politiche pubbliche e la vita quotidiana».

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