Cercando un equilibrio instabile: alla scoperta della scultura di Francesca Tulli

di - 27 Maggio 2025

È passato poco meno di un anno dalla scomparsa prematura di Francesca Tulli, artista appartata e visionaria, e da poco è stata inaugurata una piccola mostra preziosa dal titolo Guardarsi al Buio, a cura di Cesare Biasini Selvaggi nel Parco Sculture in Campo a Bassano in Teverina nel Viterbese. Il parco, ideato e aperto nel 2017da Lucilla Catania, artista da sempre interessata al rapporto tra scultura e natura, si è ormai consolidato come punto riferimento importante nella costellazione dei parchi sculture che, da alcuni anni, sono sorti nella regione e in Italia, soprattutto per la qualità degli artisti invitati e per la peculiarità del progetto.

L’amicizia tra Lucilla Catania e Francesca Tulli nasce da lontano e già nel 2018 l’appena nato parco Sculture in campo ospitò una splendida opera permanente dell’artista, dal titolo Umana Natura, esemplare della sua ricerca sul tema del corpo.

Nella mostra ora inaugurata e visitabile fino al 31 ottobre 2025, sono presenti nello spazio Il Rudere, recentemente restaurato e sempre all’interno del parco, due opere, Lo sguardo altrove 2012 e Mutanti 2008-12, costituita da tre piccole opere collocate su piedistalli in ferro. Invece nello Spazio Progetti del borgo antico di Bassano sono esposte alcune sculture e un gruppo di grafiche preparatorie delle sculture stesse.

Francesca Tulli, veduta della mostra, Spazio progetti

Come scrive il curatore Cesare Biasini a proposito delle opere dell’artista, «Le sue sculture sono figure prevalentemente a testa in giù o comunque dall’equilibrio instabile, ma mai compromesso. La scultura è per Francesca l’identificazione di sé stessa mentre osserva quelle sue prospettive insolite».

La ricerca di Francesca Tulli esprime una profonda e autentica passione per l’arte, tanto da portarla a sperimentare tecniche diverse e medium differenti, che però indicano una forte poetica che si fonda sempre su un’interpretazione del reale visionaria e complessa. Ed è proprio questo sguardo insolito, obliquo all’interno di sé stessa, proiettato poi all’esterno che chiarisce molto bene il titolo della mostra, “quell’occhio penetrante” verso le molteplici vie della creazione.

Il guardarsi al buio implica una dicotomia tra il guardare che presuppone una chiarezza della visione e il buio che allude ad una dimensione interiore, nascosta, segreta, che si visualizza tramite questa apparente precarietà della figura in bronzo, attraverso scorci inusuali, stranianti, punti instabili: non è un caso che spesso all’interno delle sculture appaiono dei fori dove una luce artificiale interna diventa metafora di una luce di comprensione. Lo sguardo è sottratto alla sua funzione di osservatore del reale, ma diventa veicolo per approdare alla parte più recondita, nascosta e oscura della nostra anima.

Francesca Tulli, veduta della mostra, Il Rudere, Parco di Scultura

E non è un caso che le opere presenti in mostra come Mutanti del 2012 alludano a un capovolgimento del reale, a una sorta di metamorfosi dell’umano in natura. La fragilità del movimento corporeo è la fragilità del corpo dell’artista e la volatilità dei gesti contrasta con la solida struttura della base in ferro e produce un effetto straniante nello sguardo dello spettatore. Anche nelle opere presenti nello Spazio Progetti del borgo antico un’opera plastica come Cecrope, 2012, è aliena da una connotazione eroica e diventa testimone di una interiorità muta, sofferente.

Francesca Tulli, Mutanti 1,3,4

La scelta di mettere in mostra Francesca Tulli, al di là dell’omaggio, rientra nel progetto di Sculture in campo che Lucilla Catania sta portando avanti da anni nell’offrire sempre più spesso visibilità ad artiste, in qualche modo, più distanti rispetto al sistema dell’arte odierno. Artiste che esprimano un’autenticità del fare arte, lontana da stilemi più convenzionali. La stessa ricerca di Lucilla Catania si fonda sulla necessità di declinare in modo nuovo la ricerca su strutture classiche antiche, svuotate da inaspettate tridimensionalità: e così nascono nuove forme senza piedistalli, direttamente poggianti sulla terra, che creano spazi di arte e natura totalmente rinnovati.

Francesca Tulli, Lo sguardo altrove, 2008

Il 20 settembre 2025 sarà poi inaugurata la IX edizione di Sculture in campo e sono stati invitati Peter Kim e Immacolata Datti, le cui opere andranno ad ampliare la collezione permanente, dislocata tra gli spazi di Casetta Lola e il Querceto. Peter Kim è un’artista poliedrico di formazione internazionale, di origini coreane e di base a New York, che utilizza materiali diversi, come ferro, carta e pietra, per le sue installazioni. Immacolata Datti è un’artista italiana che ha sempre vissuto tra Roma e Spoleto, lontano da palcoscenici più visibili e che da sempre sperimenta l’uso di materiali naturali come argilla, legno e fibre naturali.

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