Ciò che dura un sol giorno: Riccardo Arena per Ephemera Festival

di - 16 Settembre 2022

Effimero ed efemera, due parole assonanti, derivate dalla stessa radice di caducità, labilità. Da un lato, ciò che è transitorio, esperibile solo in un momento rapido e presente. Dall’altro, una raccolta di oggetti, anzi, sfumando i contorni, di tracce rimaste al di là del tempo. Da questa dimensione incerta e suggestiva prende le mosse Ephemera, festival dedicato alla Cultura Immateriale ideato, curato e diretto da Eleonora Cedaro, Michela Lupieri e Rachele D’Osualdo.

Prato d’Arte Marzona, Arteffetto Danza. Crediti fotografici: Caterina Erica Shanta

Diffuso tra alcuni dei luoghi più simbolici del Friuli Venezia Giulia, come Prato d’Arte Marzona, Vigne Museum, Palazzo Lantieri, Libreria Martincigh e Trieste Contemporanea, Ephemera Festival ha iniziato la sua programmazione a giugno 2022 e proseguirà fino a ottobre, con un ricco calendario di eventi e progetti che intercettano diverse discipline. Dopo le performance dei danzatori di Arteffetto Danza e gli interventi di sound art di Alvin Curran e di Fabio Accurso, Giorgio Pacorig e Veniero Rizzardi, il 16 settembre, a Trieste Contemporanea, apre la mostra personale di Riccardo Arena curata da Michela Lupieri.

Alvin Curran, Sound performance per sintetizzatori, vigneti e tramonto, Vigne Musem, Rosazzo. Crediti fotografici: Caterina Erica Shanta

Partendo dagli accadimenti, dalle suggestioni e dalle tracce raccolte dall’artista durante il Festival, l’installazione Effemeridi mette in scena, nello spazio di Trieste Contemporanea, «Una complessa coreografia di forze astratte costituita da tracce, impronte, orme e residui di fenomeni interdipendenti su scala astronomica, geologica, psichica e particellare. Una danza di segni combinatori che relativizza estensioni temporali eterogenee al fine di schiudere il potenziale evocativo di ciò che è transeunte», spiegano gli organizzatori.

Riccardo Arena x Ephemera Festival

Nato a Milano nel 1979, artistica, ricercatore e docente, Riccardo Arena ha incentrato la sua ricerca sul contenuto tanto filosofico che simbolico delle immagini, esplorando analogie e corrispondenze tra linguaggi e tecniche espressive. Nel corso degli anni, si è dedicato allo sviluppo di progetti indipendenti a lungo termine in diversi Paesi del mondo: “Il quattro volte albero” in Cina (2006-2008), “Morte duale Ellero ed ecosistema visivo” in Argentina (2009-2012), “Vavilon” in Russia (2013-2017), “Ludd! Topografia della Luce” basato sull’omonimo romanzo scritto e pubblicato dall’autore, nato da una serie di viaggi e ricerche tra Iran, Armenia ed Etiopia (2019), “Geranos” ultimo progetto tuttora in corso, iniziato con una residenza sul Monte Verità ad Ascona in Svizzera.

Riccardo Arena, Effemeridi, 2022

Invitato a partecipare al festival Ephemera, Arena ha condotto una residenza d’artista in Regione, dislocata nei diversi luoghi e articolata nel tempo. Un primo momento di restituzione di questo processo è stato presentato in occasione dell’apertura ufficiale del Festival, a giugno, con “Here, There & Everywhere”, un intervento corale di Arena insieme a Cristina Burelli e Michela Lupieri, che ha trasformato le vetrine della alla Libreria Martincigh di Udine in «Un assemblaggio di frammenti, tracce ed ephemera che plasma un paesaggio visivo, una geografia da attraversare con lo sguardo, in dialogo con i temi e i luoghi del Festival».

Riccardo Arena, Effemeridi, 2022

«Questi diversi nuclei installativi sono l’elemento di raccordo con lo spazio di Trieste Contemporanea che, a settembre, ospita Effemeridi, ciò che dura un sol giorno, una nuova produzione ideata per l’occasione, descritta da Arena come “una complessa coreografia di forze astratte” che visualizza le tensioni visive e processuali del Festival, ma non solo», ha spiegato la curatrice Michela Lupieri. «Si tratta di una installazione su scala ambientale che avvolge l’intero spazio espositivo e, dal centro della stanza, si allarga alle pareti dalla base fino alla loro sommità. L’artista parla di questo intervento come di un “diagramma spaziale”, un campo energetico all’interno del quale il visitatore può entrare e nel camminare circondarsi di tracce, segni, orme temporali di diverse scale e luoghi, fenomeni indipendenti su scala astronomica, geologica, psichica e particellare», ha continuato Lupieri. «Se al centro riempiono la stanza le strutture tridimensionali in legno – simili a quelle esposte in Libreria, ma più grandi -, sulle pareti scorrono, senza orientamento e in un flusso che scorre senza soluzione di continuità, immagini, linee e disegni di diversi materiali e linguaggi visivi legati alle diverse suggestioni del Festival».

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