Dalla guerra al dialogo, attraverso l’arte: la Quadriennale di Roma in residenza a Cagliari

di - 5 Gennaio 2023

Et in Arcadia Ego. Sono presente anche in Arcadia. Ecco una delle possibili traduzioni della misteriosa frase ricorrente nella storia dell’arte e della cultura a partire dal capolavoro di Guercino, scelta come titolo per il progetto di residenze curato dalla Quadriennale di Roma, con il sostegno della Fondazione di Sardegna, la Fondazione Sardegna Film Commission e Sardegna Teatro. Nel dipinto secentesco, a parlare è la morte, rappresentata da un teschio, vanitas vanitatum, poggiato sulla tomba.

Senza scomodare Panofsky, il chiaroscurale significato di queste residenze di artisti ucraini in Italia rimanda a un esilio forzato ma anche alla forza che risiede nel dialogo, a quell’altissimo valore di scambio che territorio, comunità e artisti possono intrecciare. Nelle intenzioni della Quadriennale di Roma e del suo direttore artistico Gian Maria Tosatti, l’Arcadia è il luogo lontano dalla guerra dove l’abisso del dolore può sedimentare e riemergere transustanziato dal potere rigenerativo dell’arte che, assunta su di sé la condanna, la restituisce sotto forma di linguaggio universale sensibilizzante. Non a caso Tosatti cita l’esule Brecht per salutare il pubblico accorso numeroso all’apertura degli studi che hanno accolto la mostra finale della residenza.

Con il carico della guerra che incombe, che tutto vanifica e annienta, che pesa e schiaccia le coscienze, non possiamo non sottolineare il valore di questa operazione che ha prodotto per la città di Cagliari una grande opportunità di apertura all’esperienza contemporanea.

Lo spazio

Siamo dentro l’Ex Manifattura Tabacchi, un luogo del XIX secolo al centro della città, dove la storia dell’impresa statale manifatturiera si è sedimentata lasciando 22mila metri quadrati di spazi immensi, vuoti e in cerca di identità. Lo sforzo di recupero è stato affidato da Regione Sardegna e dall’Ente Sardegna Ricerche a una serie di progetti avviati, con “Sa Manifattura”, dalla direzione di Linda Di Pietro. Recentemente abitati da Sardegna Teatro, sotto la direzione di Massimo Mancini, gli spazi di “Sa Manifattura” stanno ritrovando una dimensione identitaria grazie all’effetto rivitalizzante della creatività.

La residenza

Il progetto “Et in Arcadia ego”, dedicato al dialogo tra artisti italiani e artisti ucraini, curato per la Quadriennale da Valeriia Pliekhotko e Sofiia Yukhimova, si offre come sostegno alle carriere di otto artisti professionisti ucraini che, arrivati in Italia, hanno potuto confrontarsi con i colleghi italiani in una residenza della durata totale di quattro mesi, tra il castello di Santa Severa e L’Ex Manifattura di Cagliari. Gli artisti invitati sono Anastasiia Dytso (1998), Mykola Ridnyi (1985), Danylo Halkin (1985), Sasha Roshen (1996), Dariia Chechushkova e le italiane basate in Sardegna Giulia Casula (1977) e Ambra Iride Sechi (1992).

La mostra

Le cose non è detto che accadano. L’idea iniziale, come spiega Tosatti, era un libro, non era infatti possibile immaginare quale effetto avrebbe avuto sugli artisti ucraini il progetto di residenza; un volume per raccontare il processo in una forma aperta di costante dialogo parve la scelta più sostenibile. Ecco perché la mostra deve essere considerata come un omaggio straordinario che tutti gli artisti, ucraini e italiani, hanno voluto fare alla città che li ha ospitati con il suo “mood positivo” e solare.

Il senso di comunità generato dalla residenza è percepibile nel profondo dialogo instauratosi tra gli artisti italiani e ucraini il cui significato collettivo è da ricercare nell’urgenza di mostrare come la guerra non si trovi in un “altrove” lontano e indistinguibile ma a un respiro dall’esistenza di ciascuno di noi. Chi è già stato toccato dall’insensatezza e dalla violenza della guerra non si dispera per sé ma sente il bisogno di raccontarlo. Questo fanno gli artisti ucraini, ciascuno con il proprio linguaggio, mentre le artiste italiane esprimono una grande solidarietà facendosi portatrici di temi comuni.

Al netto delle istanze fin qui espresse e del pathos che ne deriva, la mostra appare ben costruita, perfettamente contestualizzata, con lavori site-specific che nascono dentro e per gli spazi adibiti a residenza. Le curatrici Valeriia Pliekhotko e Sofiia Yukhimova ha svolto un lavoro impeccabile costruendo nuclei narrativi concatenati per facilitare la lettura di progetti anche molto complessi.

L’ingresso labirintico accoglie le intime fotografie di Anastasiia Dytso per l’installazione dal titolo Perla, dove corpi silenziosi immersi nell’acqua che si stringono assumono posizioni di difesa, come sotto i bombardamenti, in contrasto con il silenzio assoluto dell’acqua che come liquido amniotico rimanda al significato originario dell’esistenza. Facing the Wall è il titolo dell’opera di Mykola Ridnyi, una serie di manifesti che riportano la “Z” russa, un tempo simbolo di difesa, oggi di aggressione, disconosciuta dal gesto sovversivo di una gomma da masticare che in parte la cancella, come un moto istintivo e improvviso. La stessa installazione entra dentro la città di Cagliari, temporaneamente ospitata presso la MEM Mediateca del Mediterraneo.

I grandi teleri neri di Danylo Halkin dal titolo Protesi Ottiche sono la ricomposizione sedimentata dal ricordo delle grandi vetrate di un edificio pubblico di Dnipro, a tema sovietico e pacifista, salvate dallo stesso artista dai bombardamenti recenti. Le vetrate, interamente eseguite a pastello, sono un saggio straordinario di pittura. Dalle tele non filtra luce né speranza, solo una solenne aura di sacralità che sembra rimandare alla Cappella Rothko. Sasha Roshen con il suo Camuffare realizza su tela straordinari paesaggi segnati dal tempo. Nonostante la fitta griglia del camouflage si relazioni a tematiche militaresche, la poesia fiorisce sul colore e su quel sentimento collettivo che porta intere famiglie a riunirsi per intrecciare il significato della vita sopra armi di difesa offrendo il proprio contributo prezioso alla battaglia.

Giulia Casula, con Corosswords, ricerca il comune senso delle parole offrendo preziosi spunti di contatto tra paesi distanti. Ripartire dalle radici comuni, dal significato differente di certi vocaboli, dal valore anche di una sola lettera, può fare la differenza. Giulia ci crede così fermamente da scrostare le pareti con parole chiave, incasellare lettere come in giochi d’infanzia, appendere bandiere su fili condivisi, ripiegare abiti su bancali, mentre scorrono lezioni di ucraino su app open source. Una grande foto della costa sud-occidentale della Sardegna fa da quinta scenica all’installazione Buone Vacanze di Ambra Iride Sechi, tutti i suoi lavori in mostra sono incentrati sulla convivenza tra paesaggi incontaminati, servitù militari, demanio, turismo. Contrasti forti che infiammano l’opinione pubblica, ma che ricordano l’assetto geo-politico mondiale offrendo un ponte terribilmente solidale alla questione ucraina.

La mostra è chiusa dall’ultimo spazio in cui il progetto site-specific di Dariia Chechushkova si è sviluppato. Con Intermezzo l’artista racconta un lungo processo creativo testimoniato da uno splendido video posto al centro della stanza, che appassiona, scuote, commuove, anima l’ambiente che conserva le tracce ultime di un lungo lavoro sedimentato sugli smalti delle mattonelle bianche, nei disegni, nelle stampe. Un viaggio, una vita che si frantuma e si ricompone continuamente, si conserva, senza meta. C’è solo un sogno: che un giorno ci sia una casa ad attenderla nel suo Paese; radici e nomadismo forzato. Lei chiude e riassume tutto.

Le collaborazioni

La Quadriennale non è un museo ma un istituto di ricerca che si è dato il compito di creare connessioni, intercettare energie per metterle a sistema, produrre, come nel caso del progetto “Et in Arcadia Ego”, risultati non prevedibili di grande efficacia. La Quadriennale è una Fondazione del MIC che svolge con buona autonomia la sua mission incentrata, con la direzione Tosatti, sulla ricerca dell’arte italiana del XXI secolo, con tutte le aperture e allargamenti di confine che ne derivano. L’istituzione si è dotata di ben 24 curatori allo scopo di analizzare il territorio italiano per trovare, facilitare, sostenere la ricerca, lo sviluppo e la crescita dell’arte contemporanea. La Quadriennale è un organismo dinamico che aiuta le istituzioni culturali italiane, come i musei, a non ripiegarsi, come spesso accade, sotto il peso della propria storia, ma a riscoprire il compito di storicizzare e di incrementare le collezioni investendo sulla nuova ricerca.

Questa vision incontra fruttuosamente il progetto di produzione e di animazione culturale della Fondazione di Sardegna Ars/Arte Condivisa che, come sottolineato dal direttore Franco Carta, rafforza la rete del “contemporaneo” in Sardegna investendo su progetti di ampio respiro internazionale. Fondamentale la presenza della Fondazione Sardegna Film Commission che con Nevina Satta investe, sostiene, promuove il cinema e la Sardegna nel mondo. Gli spazi della Ex Manifattura, oggi abitati in parte da Sardegna Teatro e dalla direzione di Massimo Mancini, hanno saputo accogliere con autentica “ospitalità sarda” i giovani artisti.

La residenza “Et in Arcadia Ego” appena conclusa inizia a produrre i suoi frutti: due degli artisti ucraini hanno scelto la Sardegna come base italiana, mentre la Galleria Macca di Cagliari, unica realtà commerciale internazionale sull’isola, sta preparando una mostra dell’artista Sasha Roshen.

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