Damien Hirst e il confronto con Galleria Borghese

di - 8 Giugno 2021

Tutto parte dalla ciclopica mostra realizzata nel 2017 a Venezia, dal titolo “Treasures from the Wreck of the Unbelievable”; è da lì che infatti arrivano oltre 80 opere presenti in questa mostra romana che potremmo definire storica. Si intitola “Archeology now”, e vede per la prima volta Damien Hirst confrontarsi con i grandi del passato che abitano la Galleria Borghese. Una contaminazione che poteva essere pericolosa, che poteva essere banale o addirittura fastidiosa, perché si sa, Hirst o si ama o si odia. Ma in questo caso la mostra narra un incontro felice tra il passato ed il presente, con scorci anche nel futuro.
Il progetto vede la genesi nella grande mostra di Venezia, dicevamo, ma la storia complessa ed artificiosa che sosteneva la mastodontica esposizione del 2017 qui non ha quasi senso di esistere, ed infatti viene solo accennata in alcune didascalie dove si fa riferimento ad una imbarcazione, anzi al suo relitto, che però lasciano la curiosità nello spettatore.

Fern Court, [Verde sottobosco], 2016, Vernice lucida su tela, Collezione privata e The Skull Beneath the Skin [Il teschio sotto la pelle], 2014, Marmo rosso e agata bianca / Collezione privata Ph. by A. Novelli © Galleria Borghese – Ministero della Cultura © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved DACS 2021/SIAE 2021
Galleria Borghese è totalmente invasa dalle opere dell’artista inglese, tra sculture, installazioni, un continuo osare e mettersi in relazione con le grandi opere presenti. Caravaggio, Tiziano, Lorenzo Lotto, Bernini, tutti costretti ad un dialogo con queste sculture che hanno un sapore beffardo di antico, che sono sapientemente poste lungo un percorso che, a lungo andare, ti fa quasi perdere la capacità di distinguere il vero dal verosimile. È tutto un gioco di rimandi, che però non sono mai banali, ma anzi riflettono diversi piani di lettura utili per tutti gli spettatori che andranno a visitare la mostra, dai fini conoscitori di Hirst ai più lontani fino quasi ai miscredenti. L’artista usa il marmo, il bronzo, il corallo, le pietre dure, sperando in questo modo di esaltare il desiderio di multiformità del cardinale Scipione Borghese, che sperava di superare le categorie.

Cerbero (ornamento di tempio), 2009 Marmo di Carrara e rubellite, Collezione privata

Spettacolari sono le prime sculture che troviamo ad attenderci all’ingresso, due bronzi che rappresentano due Donne con leone, mentre già dalla prima sala veniamo rapiti dalle gigantesche sculture, come per esempio La tuffatrice, che creano subito curiosità. Sculture particolari, diverse, che hanno insite tracce di una storia antica, come le Tridacne, due conchiglie per intenderci, di cui una dalle dimensioni giganti, che creano un raccordo filologicamente perfetto tra una stanza e l’altra, sistemate accanto ad un gruppo di statue dal titolo Cinque amici, che altro non sono che figure storiche di Walt Disney, uno di questi è Topolino.

Reclining Woman [Donna distesa], 2012, Marmo rosa/ Collezione privata, Ph. by A. Novelli © Galleria Borghese – Ministero della Cultura © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved DACS 2021/SIAE 2021
In mostra non solo sculture, perché Damien Hirst ha osato inserire anche alcuni dei suoi lavori pittorici tratti dalla serie Colour Space del 2016, in cui le macchi di colore, famose nei dipinti precedenti, lasciano lo spazio a cosiddette “cellule al miscroscopio”.
Il secondo piano è dunque la consacrazione della contaminazione, dipinti, piccole sculture, bacheche di vetro com elementi tribali, altre con elementi tratti dalla storia antica, come per esempio due grandi urne di marmo, una testa femminile in oro e argento, una ciotola in lapislazzuli e bronzo, o ancora la statua di Cerbero, o ancora tre meravigliose teste mozzate di Medusa, che in modo dissacratorio ma vincente sono state posizionate vicino all’opera di Caravaggio, La Madonna dei Palafrenieri (queste però al primo piano).
Per non parlare del gesto più coraggioso, un grande quadro costellato di macchie di colore, poco sopra L’amor Sacro e L’amor Profano di Tiziano.
Infine, una scultura colossale nello spazio esterno del Giardino Segreto dell’Uccelliera, Hydra and Kali. La mostra, resa possibile grazie al generoso supporto di Prada, è curata da Anna Coliva e Mario Codognato.

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  • Come Artista posso affermare che ogni espressione di Arte è in se un'opera da contemplare e lasciare che ognuno possa dare libero sfogo ai propri sentimenti.
    Giuseppe Giannotti (1962)

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