Emanuele Sferruzza Moszkowicz e la memoria recuperata del Teatro di Castelbuono

Lunga la storia del cine-teatro Le Fontanelle a Castelbuono. Da più di un centennio centro attivo di cultura cresciuto insieme al paese e all’entroterra delle Madonie. Una storia dinamica: da teatro folklorico a cinema e teatro sperimentale nel dopoguerra, poi in disarmo da 30 anni. Rischia ora la demolizione e la trasformazione in un centro polivalente. La comunità si ribella: è come cancellare parte del proprio DNA fatto di tanti momenti individuali e collettivi nel territorio che hanno portato a una crescita culturale della comunità. L’artista Emanuele Sferruzza Moszkowicz è stato invitato da Gianfranco Raimondo, fondatore del festival di musica indipendente Ypsigrock e originario di Castelbuono come la famiglia dell’artista, a realizzare un progetto di sessioni di ascolto attivo, durato alcuni mesi, che si è materializzato in una pubblicazione dell’editore tedesco Slanted dal titolo 27 (+1) Il Teatro & il Teatro & il Teatro & il Teatro.

(27+1): ventisette le sessioni di ascolto realizzate dall’artista. Una cucitura mnemonica basata sui ricordi di soggetti di diverse età sul loro rapporto con questo teatro. La cosa interessante riguarda la modalità che l’artista ha avviato nella relazione d’ascolto per fare emergere i ricordi. Una preparazione che ha comportato per le persone coinvolte una pulizia mentale e una capacità di visualizzazione come dopo la recitazione di un mantra o durante un training autogeno.

L’ascolto e il racconto sono stati produttivi e oblativi al contempo. Lo scambio purificatore e taumaturgico per i partecipanti e per l’artista. Ho letto questo libro in un fiato e mi ha emozionato. Ci si può chiedere quale sia la differenza fra un processo e un approccio storico-antropologico alla storia e un approccio artistico: le interviste di Emanuele Sferruzza M. si trasformano in un romanzo a capitoli avendo generato negli intervistati sequenze visive legate ai loro ricordi.

Radicale scelta quella di Sferruzza che da tempo metteva in atto la pratica dell’ascolto come momento propedeutico allo sviluppo di lavori visivi (grandi disegni creati direttamente sulle pareti di spazi pubblici e privati denominati Scribblitti). Ora si affida solo al potere generativo del racconto che può trasformarsi in immagine. Il progetto è infatti un diario sinestetico in cui emergono e si srotolano colori, odori, sentimenti, sogni, meditazioni.

Una selezione di queste testimonianze è stata condivisa con gli abitanti in una piazza del paese in estate durante la presentazione del libro che costituisce un importante cassetto di memorie, un archivio di storie vivo e pulsante che non esisteva e che – con esito indotto non trascurabile – è stato in grado di abbassare una polemica “politica” fra gli abitanti sulle possibili scelte future dell’amministrazione, mettendo al centro il valore culturale di un edificio per il suo intero territorio e la sua popolazione.

Il messaggio politico vero sotteso a questa storia, non dichiarato ma forte, è che a una pratica di ascolto – in lingua italiana e rivolta a italiani che desiderano davvero la cultura nell’entroterra siciliano – è stata data voce da un editore tedesco che ha messo “al sicuro” questa esperienza con un codice ISBN permettendo a questo libro d’artista corale di esistere storicamente e bibliograficamente. Bisognerebbe interrogarsi su questo.

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