Emilio Isgrò cancella il Codice: l’intervento a Castel Capuano di Napoli

di - 17 Maggio 2023

«Ho cancellato il codice civile e il codice penale perché senza parola non c’è diritto. E senza diritto non c’è democrazia. Il primo impegno dell’arte è quello di discutere in un mondo che urla». Così Emilio Isgrò, commentando il suo ultimo intervento di cancellatura, in esposizione a Castel Capuano di Napoli, attuale sede della Scuola superiore della Magistratura, nell’ambito di un’iniziativa promossa dall’editore Giuffrè Francis Lefebvre, con il contributo della Galleria Gaburro Milano-Verona.

Curato da Marco Bazzini e Cristina Mazzantini, il progetto ha visto Isgrò intervenire sui testi del Codice Civile e del Codice Penale, mettendo in atto la sua cifra espressiva più caratteristica, ovvero cancellando parti degli articoli e proponendo, al contempo, una riflessione sulla società italiana. Questi codici appartengono a una serie di volumi realizzata appositamente dall’editore Giuffrè Francis Lefebvre, i cui redattori, esperti di giurisprudenza, hanno collaborato con l’artista prima del suo intervento. Le opere scaturite sono esposte adesso in uno dei gioielli dell’architettura partenopei, dove fin dal 1540 si è amministrata la giustizia.

«Inserita nella cornice del progetto ARSxIUS, avviato nella sede romana della Scuola Superiore della Magistratura, la Cancellazione dei codici conferma l’intensa relazione tra la ricerca artistica di Isgrò e la sua militanza sociale», ha affermato Mazzantini. «Avvertendo una crisi planetaria, Isgrò usa l’arte, responsabile nei confronti della storia, per difendere la democrazia. A partire dalle origini ateniesi, cancella la letteratura giuridica più attuale, mettendo in luce quelle parole che meglio garantiscono la libertà e l’emancipazione».

Sovrascrivendo con delle rigorose campiture scure il linguaggio dei codici, appartenente a un registro molto specifico, antipoetico e granitico – almeno nelle intenzioni degli estensori – Isgrò ha realizzato dei lavori dal forte impatto formale ma anche concettuale, non senza la consueta ironia che pure caratterizza la pratica dell’artista nato a Barcellona di Sicilia, nel 1937.  Su un testo cancellato in nero e bianco, attraversato anche da qualche formica – l’insetto è un altro topos di Isgrò, comparso per la prima volta in un’opera del 2000, La rotta dei catalani – le parole superstiti danno voce a nuove “regole” come «I condomini sono l’autorità giudiziaria» o «La falsa dichiarazione sulla propria identità, dichiara o attesta altre qualità». Ma quella che sembra una dissacrazione, in realtà è una affermazione della validità universale del diritto e dei valori di democrazia e libertà.

«Tra i diversi fili rossi che attraversano l’intero corpus cancellatorio di Isgrò è possibile recuperarne uno che ha guardato con particolare attenzione alla letteratura giuridica», ha spiegato Bazzini. «Le prime cancellature su questo argomento, infatti, sono datate alla fine degli anni sessanta e nel tempo, a scansione temporale irregolare, si ripropongono fino ad arrivare a questi ultimi codici che ne rappresentano, restando in tema, l’ultimo grado di giudizio».

«Abbiamo aderito con entusiasmo a questa iniziativa, – ha dichiara Stefano Garisto, Amministratore Delegato di Giuffrè Francis Lefebvre – diffondere e rendere accessibile a tutti la cultura giuridica è uno degli obiettivi del Gruppo e la collaborazione con Isgrò ci onora perché ha permesso di trasformare in Opere d’arte i nostri Codici, da decenni strumento di studio e di lavoro di intere generazioni di professionisti del diritto».

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