Driant Zeneli, "How deep can a dragonfly swim under the ocean", 2021
Un progetto espositivo in evoluzione, come un corpo organico e ibrido, tra linguaggi e materiali, dal video all’installazione, passando per la performance: “Gestus”, mostra curata da Video Sound Art, centro di produzione e festival di arte contemporanea con sede a Milano attivo dal 2011, continua ad attraversare gli spazi del Teatrino di Palazzo Grassi e dopo “Rifare il corpo”, il primo atto andato in scena dal 15 ottobre al 24 novembre, si trasforma in “Il montaggio delle azioni”, secondo atto, dall’1 dicembre 2021 al 15 gennaio 2022.
Prendendo spunto dalla funzione del luogo, l’iconico auditorium progettato da Tadao Ando, il progetto di Video Sound Art si ispira alle riflessioni sull’essere corpo avviate dai grandi maestri teatrali di inizio Novecento, come Antonin Artaud, Jacques Copeau, Étienne Decroux, Mejerchol’d. «Le opere selezionate indagano il linguaggio fisico come attivatore di dinamiche trasformative: spezzare gli automatismi fisici e mentali, scomporre il corpo per poi ricomporlo, dando origine a delle utopie che sovvertono il naturale ordine delle cose», hanno spiegato gli organizzatori. «La mostra così concepita riflette quindi sul movimento del corpo nello spazio, strutturandosi in due atti ciascuno dei quali vede come protagonisti due artisti, affiancati da un coro di performer».
Incentrato sulle pratiche artistiche che frammentano i confini fisici e concettuali del corpo, per il primo capitolo sono state presentate le opere di Enrique Ramirez e Luca Trevisani, accompagnate dalle tracce lasciate dalle performance di Caterina Gobbi, Andrea Di Lorenzo e dello stesso Ramirez, ospite della residenza d’artista della Pinault Collection a Lens e protagonista della mostra in apertura nel 2022 a Le Fresnoy National Contemporary Art organizzata in collaborazione con la Pinault Collection.
“Gestus II atto: Il montaggio delle azioni” proporrà le opere di Ludovica Carbotta e Driant Zeneli e un programma di performance di Ludovica Carbotta con Benedetta Barzini (1 dicembre), Annamaria Ajmone (4 dicembre) e Driant Zeneli con la partecipazione di bambini e con la musica e l’esecuzione di Giorgio Distante (15 gennaio), che sondano nuove possibilità di stare al mondo e osservano, al di là delle apparenze, le strutture profonde che governano i comportamenti umani. «Le opere riflettono sull’esplorazione fisica dello spazio urbano, propongono modelli di città utopiche, ribaltano il concetto di giustizia creando dinamiche paradossali», continuano gli organizzatori. «L’utopia diventa uno strumento per “aprire” il corpo verso nuovi mondi e concezioni possibili, recuperando il ruolo dell’immaginazione come valore di costruzione della conoscenza».
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