Per Gaza c’è stata una marcia di pace anche nel metaverso. Il progetto di un artista digitale

di - 12 Ottobre 2025

Jasper Golding è un animatore britannico, vive a Bristol da quattro anni e ha trasformato il clima di intolleranza che aleggia nel Regno Unito in merito alle proteste a sostegno di Gaza – si pensi alla messa al bando di Palestine Action e alla crescente minaccia di arresto dei manifestanti – in una forma di protesta non solo “sicura” ma traducibile in un aiuto concreto per i palestinesi. Jasper ha invitato le persone che volessero partecipare alle manifestazioni a inviare un’immagine di riferimento di se stesse, che lui ha poi rimodellato in 3D, raccogliendole in segno di protesta come avatar digitali provenienti da tutto il mondo. Ogni persona desiderosa di partecipare ha donato 15 sterline, cifra immediatamente reindirizzata a Medical Aid for Palestinians, un’organizzazione benefica che fornisce assistenza sanitaria a Gaza.

Copyright © Jasper Golding, 2025

In un’epoca digitale caratterizzata da un grande realismo e da mondi virtuali sempre più sofisticati, Jasper Golding sceglie la via opposta, quella dei pixel visibili, delle texture imperfette e dei modelli poligonali che sembrano usciti da un videogioco per PlayStation 1, proprio durante quest’anno che ne celebra il trentesimo anniversario in Nord America e in Europa.

Un’estetica che «Nasce da una forte nostalgia per quell’epoca», come ci racconta l’animatore. «Ho sempre voluto continuare a creare giochi e grafiche nello stile PS1 perché rappresentavano un periodo più semplice e caloroso per me. Guardando giochi come Spyro, Grim Fandango, Monkey Island, Jak and Daxter, c’era qualcosa in loro che sembrava avere più umanità rispetto a quando la grafica è diventata più inquietante e realistica».

Golding parla di un elemento tangibile, tattile, quasi “commestibile” nei modelli 3D: «È come se si potesse percepire il creatore dietro al gioco un po’ più che nei giochi moderni. Quando vedi le giunture in una texture o il fatto che una parte di una scena era solo un’immagine su un piano 2D, è come se fossi consapevole di trovarti in una simulazione, invece che in una simulazione che cerca di essere totalmente immersiva. Penso di preferire questa sensazione perché è più giocosa e fantasiosa». Una scelta che è estetica e anche politica, quasi a voler rendere più accessibile un intero universo, un campo di protesta che diventa di tutti e per tutti.

Copyright © Jasper Golding, 2025

Il low-poly come atto politico

Il progetto non è solo una marcia virtuale, ma sancisce la creazione di uno «Spazio digitale sicuro» – come lo definisce Golding – dove la solidarietà prende forma e all’interno del quale «non si può essere discriminati, picchiati o messi a tacere», potendo invece esprimere liberamente il proprio sostegno a una causa.

Nel panorama digitale odierno, la scelta di un’estetica low-poly (a basso numero di poligoni) non è solo una questione di gusto. Golding non si ferma a imitare lo stile, ma ne replica deliberatamente le limitazioni tecniche, trasformandole in linee guida creative. «Mi piace copiare o replicare i limiti di questa era dei videogiochi, perché i limiti possono costituire delle linee guida per lo stile».

In collaborazione con artisti di ispirazione retrò come comrademassie e phatboioynx, queste animazioni del ciclo di camminata rappresentano texture pixelate che evocano un senso di grande nostalgia collettiva.

Copyright © comrademassie, 2025

L’artista paragona questa pratica ai disegni a inchiostro Sumi-e dell’Asia orientale, che esprimono l’essenza di un soggetto attraverso forme semplificate: «Meno forme compongono le caratteristiche, meglio è. Mantenere la topologia al minimo è una sfida interessante, ma è anche un’ottima guida per dire di più con meno».

Una delle tecniche utilizzate da Golding è quella del “trim sheet”, un metodo di game development old-school che consiste nel ridurre la quantità di calcoli comprimendo tutte le texture in un unico file immagine. L’animatore guarda più a giochi come Lunacid o Hylics, pensando che la maggior parte dei videogiochi mainstream di oggi tenda a essere esageratamente rifinita, troppo elaborata, finendo per perdere un po’ della sua anima.

Una marcia per la solidarietà digitale

Il cuore del progetto di protesta è stato la creazione di modelli 3D personalizzati per ogni sostenitore che ha donato alla causa. Una risposta del pubblico che ha sorpreso lo stesso Golding: «Sono rimasto sbalordito», ammette, «Infatti ho sottovalutato enormemente il numero di persone che avrebbero donato la prima volta, quindi per il secondo streaming ho utilizzato un sistema a ruota della fortuna».

Il processo era meticoloso: «Una volta ottenuto il nome, controllavo se la persona aveva inviato delle foto di riferimento e, in caso contrario, utilizzavo le foto dal suo profilo Instagram e creavo rapidamente un foglio di ritaglio dalle immagini di riferimento, utilizzando lo strumento “timbro clone” e altre tecniche di Photoshop per creare alcune texture utilizzabili dagli elementi dei suoi vestiti e dalla sua somiglianza. Non c’era alcun modello automatico intelligente, prendevo semplicemente dei modelli che avevo creato in passato e che mi sembravano un buon punto di partenza per risparmiare un po’ di tempo, poi li modificavo per ogni persona».

La scelta di un metaverso come spazio di protesta non è casuale. L’esperimento di Golding riflette come gli spazi digitali offrano una libertà intrinseca che li rende particolarmente potenti per il dissenso: «C’è qualcosa di fantastico in Internet, specialmente negli spazi anonimi».

Copyright © Jasper Golding, 2025

L’artista attinge a una precedente esperienza, un gioco chiamato ID Quest, creato durante il lockdown, un metaverso in cui lui e i suoi amici potevano trascorrere il tempo libero mentre il mondo reale era inaccessibile. «Una delle cose più interessanti che abbiamo notato è che tutti diventavano davvero sciocchi e sciolti non appena capivano che nessuno sapeva chi fossero», afferma Golding. «È stato comunque fantastico sapere che le persone potevano dare una rappresentazione visiva della loro solidarietà che riflettesse davvero se stesse, ecco perché per me era importante dare alle persone un’immagine di cui potessero essere orgogliose».

Verso spazi permanenti? Il potenziale politico dei mondi digitali

Copyright © Jasper Golding, 2025

Alla domanda sulla possibilità di creare spazi permanenti per riunioni e proteste, l’animatore si è dichiarato entusiasta e aperto all’idea, pur riconoscendone le sfide pratiche: «L’idea di uno spazio permanente è ottima. Non avevo ancora pianificato di farlo, a causa dei costi di manutenzione del server e dei requisiti più ampi». Aggiunge però: «Questi potrebbero essere ottimi spazi dove le persone possono incontrarsi e conversare liberamente. L’apprezzamento che la mia marcia ha ricevuto mi fa pensare che sarebbe un’ottima idea, credo che le persone vogliano vedersi in questo stile artistico, che questi altri spazi non offrono».

In un mondo che filtra attraverso gli algoritmi persino l’indignazione, la marcia di Golding ci ricorda che la rivoluzione può inondare qualunque spazio, anche prendendo la forma di un pixel.

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