La Certosa di Trisulti si apre all’arte contemporanea, con le sculture di Riccardo Monachesi

di - 1 Luglio 2024

Non lontano da Pico, là dove si ergeva il palazzo aristocratico di Tommaso Landolfi, formidabile scrittore del Novecento, sorge Collepardo. Un piccolo borgo che custodisce in sé un monumentale complesso monastico, circondato dai boschi dell’entroterra laziale. Il monastero, nel XIII secolo, fu assegnato da papa Innocenzo III all’ordine dei Certosini che se ne presero cura nel corso del tempo. Diventata patrimonio pubblico nel 2021, la Certosa di Trisulti ha aperto le sue porte all’arte. Fino al 28 settembre è possibile visitare al suo interno l’antologica Elementa di Riccardo Monachesi (Roma, 1954), curata della storica dell’arte Simona Ciofetta e sostenuta dalla Direzione Generale Musei Nazionali Lazio.

Certosa di Trisulti

Tris saltibus. La storia della Certosa di Trisulti

Le fondamenta di Collepardo poggiano su un rilievo dei Monti Ernici, nel Lazio meridionale, in un’area geograficamente vincente per l’adiacenza al fiume Acquosa. Laddove nel 1960 sono stati ritrovati i resti dei primi insediamenti.

Nel millecento signoreggiava nel borgo un castello dell’antica famiglia Colonna, chiamato in latino “tres saltibus”, poiché dominava tre valichi che conducevano rispettivamente a Roma, in Ciociaria e in Abruzzo. Del castello oggi restano soltanto rovine, ma il nome del maniero fu esteso a tutta l’area intorno al Monte Rotonaria, dove nacque la Certosa, per questo denominata “di Trisulti”. L’abbazia conobbe ampliamenti e trasformazioni nel corso dei secoli. Del periodo medievale restano un’effige leonina proveniente dalla chiesa e il Palazzo di Innocenzo III, nel quale si trova la Biblioteca Nazionale della Certosa, costituita da circa 36mila preziosi volumi.

Il complesso monastico si arricchì della sala capitolare, delle celle e del refettorio. Della pescheria, del cimitero, del grande chiostro, dei giardini e infine della meravigliosa farmacia. Preceduta da alcuni ambienti affrescati tra il Sette e l’Ottocento dal pittore napoletano Filippo Balbo, venendo così a contare 80mila metri quadrati di estensione. La Certosa di Trisulti – che alcuni anni fa rischiò di finire nelle mani di una fondazione religiosa ultra conservatrice americana (ne scrivevamo più diffusamente qui) – resta a oggi intatta.

Elementa: il percorso espositivo di Riccardo Monachesi

Le sculture in creta di Riccardo Monachesi si fanno strada in tutti gli ambienti della Certosa, sia esterni che interni, con una sensibilità mimetica e non intrusiva, votata alla serialità. Una triade di sagome amorfe si specchiano nel laghetto della Certosa, anticipando le conchiglie sospese – legate al pellegrinaggio e alla residenza dell’artista a Santiago del Cile nel 2015.

Riccardo Monachesi, Pneumi naturali, veduta della mostra, Certosa di Trisulti, 2024, ph. F. Santinelli

Alle forme fitomorfe collocate nel giardino seguono i cosiddetti Pneumi. Sculture in creta semirefrattaria e smalti, tendenti verso l’alto, simili ad alte anfore mosse e cave. Alcune delle quali si richiamano alle nature morte di Morandi e a reminiscenze bibliche. Nel coro della chiesa si trovano i policromi Cubi pieni, in ricordo dei monaci che sedevano lì. Altri Pneumi appaiono nelle piccole cappelle annesse alla chiesa centrale.

Riccardo Monachesi, Cubi, veduta della mostra, Certosa di Trisulti, 2024, ph. F. Santinelli

L’iter continua, poi, con altre serie: i papaveri, le formelle-ideogrammi che rispettano la proporzione aurea, cara all’artista, le Orme, le Ali realizzate nell’antico studio di Antonio Canova a Roma, le Semilune, i Traguardi, gli Specchi, i Trittici, i Disassi, i Do ut Des. Fino a creazioni che si rifanno alle costellazioni dello zodiaco, alla via Crucis, a San Sebastiano.

Riccardo Monachesi, Papaveri, veduta della mostra, Certosa di Trisulti, 2024, ph. F. Santinelli

«L’arte di Monachesi non è sommessa, ma forte», ha commentato la curatrice alludendo all’eclettico linguaggio astratto che lo scultore ha costruito per narrare non una, ma un’infinità di storie attraverso i suoi frammenti, o meglio elementi, di creta. «Mi interessa la frantumazione dell’immagine – ha commentato Monachesi – l’unità che si fa molteplice. Che poi, allo sguardo, è simile al concetto opposto: la molteplicità che concorre a creare un insieme semantico».

Articoli recenti

  • Mostre

Performing Research: tracce, paesaggi e visioni della ricerca artistica

Al Complesso Monumentale del San Giovanni a Catanzaro prende forma Performing Research, mostra in programma fino al 15 maggio che…

13 Marzo 2026 0:02
  • Attualità

Biennale nel caos sul Padiglione Russia. Giuli chiede le dimissioni della consigliera MiC

Dopo le polemiche sul ritorno della Russia alla Biennale Arte 2026, il ministro Alessandro Giuli ha chiesto le dimissioni di…

12 Marzo 2026 20:25
  • Arte contemporanea

Max Mara Art Prize for Women: le cinque finaliste della prima edizione nomadica

Annunciate le cinque finaliste della decima edizione del Max Mara Art Prize for Women: il premio inaugura una nuova fase…

12 Marzo 2026 18:10
  • Mercato

Il mercato dell’arte globale è tornato a crescere

A dirlo è il nuovo Art Basel and UBS Global Art Market Report 2026: buona ripresa per le vendite di…

12 Marzo 2026 17:58
  • Musei

Nelle rinnovate Galleries del V&A di Londra c’è anche un frammento d’Italia

Alla riapertura delle Gilbert Galleries del Victoria & Albert Museum di Londra, trova spazio anche la tradizione italiana del micromosaico,…

12 Marzo 2026 17:12
  • Architettura

Il prestigioso Pritzker Prize 2026 assegnato all’architetto cileno Smiljan Radic Clarke

La 55ma edizione del Pritzker Architecture Prize, il riconoscimento di architettura più prestigioso al mondo, è stata assegnata al cileno…

12 Marzo 2026 15:00