La rete che cattura la mente

di - 21 Novembre 2018
Jon Rafman ne fa di cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare, e la mostra (a cura di Diana Baldon) che Fondazione Modena Arti Visive gli dedica alla Palazzina dei Giardini, altro non fa che dimostrare la sua essenza di Viaggiatore mentale di universi altri.
Inaugurata nel pieno del FestivalFilosofia, che nella sua edizione 2018 era dedicato al tema della Verità, l’esposizione è la prima personale dedicata all’artista canadese in Italia e raccoglie una selezione di installazioni multimediali che ripercorrono la sua produzione a partire dal 2011 ad oggi.
Sfruttando ogni mezzo che il digitale, e non solo, oggi mette a disposizione, dalla fotografia al video, passando per la grafica in 3D, la musica, la scultura e la poetica dell’installazione, Rafman attraversa mondi surreali in cui il materiale si confonde con il virtuale e la finzione simula le contraddizioni della società contemporanea. Classe 1981, l’artista nasce a Montreal, città dove attualmente vive e lavora, dopo aver ottenuto una laurea in lettere e filosofia e il diploma in film, video e new media presso la School of the Art Institute di Chicago.

Jon Rafman, Kool-Aid Man in Second Life 2008-2011 Video HD (colore, con suono in stereo) Durata: 18’01” Courtesy l’artista

È da sempre fulcro della sua ricerca artistica lo studio della tecnologia e delle conseguenze dell’uso che ne facciamo sulla percezione che abbiamo della realtà. È proprio per questo che sfrutta videogiochi e piattaforme virtuali per analizzare il mondo e farne l’oggetto del suo lavoro. Kool-Aid Man (2008-11), per esempio, è il risultato di tre anni trascorsi su Second Life. Ciò che di primo acchito può sembrare una critica ai frequentatori digitali dello spazio virtuale, è in realtà un oggettivo studio su come le persone utilizzino la tecnologia per creare nuove espressioni di sé, liberamente e all’interno di paesaggi immaginari. In Legendary Reality (2017), invece, opera più recente, sono i videogiochi a far sentire la loro influenza. Esposta all’ingresso della Palazzina, il lavoro accoglie i visitatori e li trascina con violenza in un pellegrinaggio immaginario in un universo fantascientifico, in cui i colori, assordanti, si ascoltano e si mescolano a rumori pulsanti e potenti in scenari post-apocalittici che forse tanto irrealistici non sono. Il videogioco è al centro anche nel video A Man Digging (2013) in cui il racconto del protagonista ruota attorno alla memoria, al contempo mentale e perché no, digitale, e alla sua mutabilità per raggiungerne, insieme all’osservatore-giocatore, i limiti e l’essenza.

Jon Rafman, Still Life (betamale) 2013 Video HD (colore, con suono in stereo) Musiche di Oneohtrix Point Never Durata: 4’54” Courtesy l’artista

In una ricerca tanto profonda, quasi maniacale, della realtà nel virtuale, è naturale quanto ovvio il ruolo fondamentale di Internet e delle comunità digitali, in continua e costante evoluzione, ma anche come bacino di raccolta, archivio storico della società contemporanea. È su questo filone che nasce la trilogia Betamale Trilogy (realizzati tra il 2013 e il 2015), composta dalle installazioni Still Life (Betamale), Mainsqueeze e Erysichthon. Colori, suoni, luci, immagini sovrapposte si uniscono per creare spazi claustrofobici e opprimenti, ma allo stesso tempo affascinanti e seduttivi. È così la rete, secondo Rafman, ragnatela di intrighi e straniamento dalla realtà, che cattura le menti in un reticolo algoritmico di eccitazioni, paure e ansietà umane.
Altre due sono le installazioni video in mostra, ognuna perfettamente ambientata con sedute e atmosfere sempre accattivanti, che accompagnano il visitatore a una visione più profonda e intima delle opere.
In Dream Journal 2016-2017, video nato dalla tecnologia dei software 3D, la speciale colonna sonora composta da James Ferraro e Oneohtrix Point Never accompagna le protagoniste, una ragazza, l’archetipo della millennial, e una bambina guerriera, che scappano da mostri reali e immaginari, e incontrano creature mitologiche, inquietanti e pericolose, in un viaggio dantesco alla ricerca di qualcosa, di qualcuno e di sé.
Remember Carthage, video del 2013, racconta di un uomo in viaggio verso la Tunisia, alla ricerca di Cartagine e del Sahara che ne custodisce le radici invisibili. Ancora una volta, la memoria ritorna, mezzo per ripensare alla sublime bellezza dell’antico e per raccontare la Storia, sempre presente grazie alla tecnologia. Che dimostra di essere ben più di una condizione alienante, è un dono. Basta comprendere l’uso che se ne fa.
Ilaria Sita

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