La storia secondo Romeo Castellucci

di - 21 Marzo 2019
Romeo Castellucci torna al Palais Garnier di Parigi continuando il confronto con il libro della Genesi, questa volta affrontando la spinosa questione dell’invenzione della morte: accompagnato dal direttore belga René Jacobs mette in scena Il Primo Omicidio, ovvero Caino, oratorio di Alessandro Scarlatti su libretto di Pietro Ottoboni composto nel 1705 a Venezia.
La sala sfarzosa e gremita contrasta il minimalismo scenico di Castellucci, che firma la regia, i costumi e le luci. I pochi movimenti austeri dei personaggi avvengono davanti a un sipario/cielo traslucido che proietta e lascia intravedere i contorni di una successione di immagini luminose ispirate ai dipinti di Mark Rothko, che grazie alla loro astrazione e indeterminatezza inducono a un processo contemplativo interiore. Cinquanta minuti di una gestualità sacrale in un paesaggio astratto e surreale in cui ogni personaggio è abbinato a un colore di Rothko, sottolineando così la vacuità dell’individuo di fronte all’unica figura che prende corpo con la luce: Dio. L’algida perfezione della messa in scena lascia ampio spazio alla musica. Jacobs, alla sua prima esperienza all’Opéra di Parigi, torna a confrontarsi con Scarlatti a poco più di vent’anni dalla sua registrazione in cd, l’unica tuttora disponibile, oggi accompagnato dalla B’Rock Orchestra che, rispettando l’austerità della composizione, amplifica la timbrica con un nuovo innesto di fiati.
Caino, foto di Bernd Uhlig
La storia è nota: Adamo ed Eva vagano dopo essere stati cacciati dal Paradiso Terrestre. Danno alla luce due figli Caino e Abele a quali Dio chiede un sacrificio: Caino (Acquisizione) offre il sudore della propria fatica e Abele (figlio) dona un agnello, prediletto da Dio. Caino istigato da Lucifero uccide il fratello, commettendo il primo omicidio della Storia. Dio come punizione lo costringe a vagare per il mondo con il proprio senso di colpa.
La Genesi lascia però aperte diverse letture, o meglio alcuni silenzi nel testo amplificano la possibilità di interpretazione. Per esempio, il testo non dice perché Dio prediliga un dono all’altro. Ma Castellucci non cerca risposte, sfrutta queste ambigue lacune del Vecchio Testamento per creare suggestioni distorte fin dagli esordi: mentre Eva annuncia di essere incinta, dall’alto scende come una lenta e inesorabile ghigliottina il trittico gotico di Simone Martini e Lippo Memmi del 1333, l’Annunciazione tra i santi Ansano e Massima, tra le opere più importanti conservate agli Uffizi. Ma la pala è ribaltata, i santi e la vergine sono a testa in giù, un sinistro presagio, al limite della blasfemia.
Il figlio acquisito, Caino, il primo nato in seguito dal peccato originale, inconsapevole del male e dell’irrimediabilità della morte, diventa personificazione della fragilità umana. Caino è, come spiega il regista in una intervista con la dramaturg Piersandra Di Matteo, “il solo che noi comprendiamo completamente. Il solo capace di provare delle emozioni umane. La sua reazione non è altro che la manifestazione della sua angoscia nata dalla mancanza di una riconoscenza. La sua gelosia è una forma d’amore”.
Opera National de Paris, il primo omicidio, 18.19, copyright Bernd Uhlig
Il sipario sul secondo atto si apre in un campo aperto, quello coltivato da Caino, sotto una volta di stelle luminose. Abbandoniamo l’indeterminatezza celeste, scendendo in un paesaggio rurale e reale. I protagonisti si duplicano: i cantanti scendono nella buca dell’orchestra e un loro doppio infantile li mima sul palco. Un innocente gioco scenico si ribalta in una terribile e perturbante rivelazione: nella finzione di Castellucci il primo omicida è un bambino, e anche la prima vittima.
L’ingenuità del figlio, chiamato a farsi carico delle colpe dei propri genitori, diventa il mezzo con cui riscattare il peccato originale. La purezza di chi è senza peccato è stata cancellata nel momento in cui ha lanciato la prima pietra, forse senza saperne le conseguenze, ma con il solo desiderio di essere amato.
Consapevole del potere delle storie del Vecchio Testamento, che ci hanno plasmato, Castellucci inverte la prospettiva: Caino, il primo omicida, è anche il primo essere veramente umano.
Giulia Alonzo

Dopo gli studi al Politecnico di Milano e all'Accademia di Belle Arti di Brera, collabora con diverse testate di teatro e arte. Studiosa di arti visive, design e spettacolo dal vivo, è particolarmente interessata alla ricezione e alla simbologia delle opere d'arte nella società contemporanea. Attualmente impegnata nello sviluppo del portale trovafestival.com, la cultura in movimento.

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