Spazio Obù, Terzoluogo, Napoli, ph. Marcello Merenda
Nella Napoli che si fa bella per i turisti, chi non scende a compromessi è il Borgo di Sant’Antonio Abate. ‘O Bùvero, ossia “Il budello” – così lo chiamano le persone del quartiere, a indicare il suo andamento lungo, tortuoso e buio – mantiene un’allure da Napoli anni ’70, con le botteghe polverose e il vago sentore di urina, la Napoli che promette scippi e regolamenti di conti da Mezzogiorno di fuoco ma scampa ai B&B e alle cuopperie. In questo “complesso” quartiere napoletano a due passi dalla Stazione di Piazza Garibaldi, che resiste alla gentrificazione diffusa e appare come il parente impresentabile nei siti inneggianti la neapolitan experience, la Fondazione Terzoluogo ha dato il via a un progetto di rigenerazione urbana e di offerta culturale e formativa ai cittadini.
La realtà milanese – che coniuga risorse finanziarie a iniziative sociale e culturali – ha infatti firmato un Protocollo d’Intesa con il Comune di Napoli per la gestione e l’utilizzo del complesso cinquecentesco dell’ex Convento delle suore di S. Anna a Capuana, utilizzato per diversi anni come cimitero di carte e scartoffie della Pretura e abbandonato a se stesso per oltre un decennio. Tale Protocollo prevede la ristrutturazione dell’Intero Complesso dell’ex Convento – 1900 mq di spazi coperti e un’area di 1800 mq all’aperto – e il suo utilizzo a fini sociali, culturali e di inclusione.
Niente promesse di miracoli ma piccoli passi compiuti giorno per giorno, mettendo a frutto le risorse con realismo e senso pratico. Dei 4000 mq che compongono la struttura su tre piani, oggi sono agibili le sale del piano terra e parte del chiostro, per un’area complessiva di circa 800 mq. Un lavoro iniziato nel marzo 2024, che ha preso forma nei mesi successivi in termini di contenuti e contenitore, e che viene oggi inaugurato con il nome di Obù.
«È questo il momento di accendere i riflettori su qualcosa che ha avuto origine più di un anno fa», ha spiegato Maria Sebregondi, Vice Presidente di Fondazione Terzoluogo. «Quando a novembre 2023 siamo entrati in possesso della struttura non abbiamo perso tempo: ci siamo messi subito a lavoro. Man mano che gli spazi del piano terra diventavano agibili aprivamo i primi laboratori. Eravamo ansiosi di entrare in contatto con gli abitanti del luogo. Obù nasce per il quartiere e vogliamo che il quartiere lo consideri qualcosa in cui riconoscersi. Ad incominciare dalle famiglie e dai più piccoli». L’area allestita al piano terra, infatti, ospita in via sperimentale il progetto Criscito, attività laboratoriali ed educative per l’infanzia da 0 a 6 anni.
«A partire da aprile 2025 ospiteremo nuove attività come il laboratorio di promozione della lettura Read-y pagine in movimento e il laboratorio musicale A manovella lab, mentre a giugno sarà attiva la Biblioteca senza frontiere, progetto nato in collaborazione con Unesco e Fondazione Prada», ha continuato Massimiliano Massimelli, Direttore Generale di Fondazione Terzoluogo.
Ampio spazio è dato all’arte. Man mano che i lavori di recupero del Convento giungeranno a termine, entro il 2027, il secondo piano e l’ampia terrazza saranno dedicati alle residenze d’artista, mentre già dalla primavera 2025 prenderà il largo l’ambizioso progetto guidato dal fotografo e artista Fabio Donato: L’archivio del Borgo Futuro. «La consapevolezza di chi si è e del luogo a cui si appartiene nasce dalla memoria – ha raccontato Donato – Il progetto che oggi stiamo tratteggiando intende, attraverso laboratori dedicati agli adolescenti ma aperti a tutti, raccogliere ciò che sarà la memoria futura del borgo. Ad iniziare dalle immagini per poi ad aprirsi ad altre forme di narrazione: i racconti degli anziani, i documenti, i ricordi di famiglia».
L’iniziativa è realizzata con APS Amici di Peter Pan, IF Imparare a Fare, CNOS-FAP Napoli, ITIS “A. Volta”, IC “Bovio-Colletta”, Parrocchia S. Anna a Capuana e Comune di Napoli – ed è co-finanziata da Fondazione con i Bambini e Fondazione EOS – Edison Orizzonte Sociale, coinvolgendo un partner strategico come “Bambini Bicocca di Milano”.
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