Alessandro Calizza ha presentato, in Piazza Vittorio Emanuele II, a Roma, l’installazione ambientale E ORA CHI PAGA?, commissionata dall’organizzazione Greenpeace Italia e realizzata durante lo scorso Climate Pride, manifestazione nazionale per la giustizia climatica e sociale. Si affollano sempre di più, oramai, i sintomi di una natura che rivela un disagio di fronte al quale non si può solo restare a “guardare”. La denuncia di Calizza, qui, è sociale, in linea con la sua storica produzione Global Warning (2015), gioco di parole amaro-ironico che allude proprio ai cambiamenti climatici di un eco-sistema ormai danneggiato.
L’opera si compone di materiali recuperati dalle zone recentemente colpite dai eventi climatici estremi, come Traversara, nel ravennate, nel settembre 2024, e lo Stato del Rio Grande do Sul, in Brasile, tra aprile e a maggio 2024. Ci sono quadri, mobili, divani e sedie, allestiti come in un tragico show-room. Questi oggetti, tanto epici quanto usurati, si fanno portavoce del tema della perdita, filo conduttore che lega i luoghi colpiti, privandoli del loro valore materiale e immateriale.
Compaiono sulla piazza scritte dalle tinte rosse, secondo campiture uniformi, che si manifestano con forza e radicalità, attraverso il loro bagliore disturbante. L’intento di Calizza è creare un segnale d’allarme visivo che evidenzi un problema, mettendo in guardia il fruitore dall’indugio e dalla rinuncia all’impegno, durante questo periodo di transizione ecologica. L’obiettivo è innescare un’azione nell’osservatore, attraverso una riflessione attiva. Nell’installazione c’è una consequenzialità tra le parole e i materiali, elemento ricorrente nella produzione di Calizza, allusione al disfacimento come decadenza degli schemi e della fissità dei canoni. Si vuole avviare, attraverso una denuncia sferzante e “scenografica”, una nuova presa di consapevolezza, lontana dalla passività osmotica di rassegnazione.
«L’installazione E ORA CHI PAGA? Vuole attivare un corto circuito che porti le persone a ragionare, con rinnovata attenzione, su temi che troppo spesso passano in secondo piano sui grandi media. Gli oggetti recuperati si animano, parlano, raccontano la loro storia e il destino delle vite che simboleggiano. A grandi lettere puntano il dito contro governi e multinazionali, e ci ricordano che queste tragedie hanno un costo, ma che siamo noi a pagarlo», ha spiegato l’artista l’artista.
«Siamo noi a pagare il prezzo della crisi climatica, talvolta con la vita o con la perdita di persone care, di ricordi, di patrimoni culturali, di legami con la nostra casa e con le radici che ci connettono alle nostre comunità», ha aggiunto Federico Spadini, campaigner Clima di Greenpeace Italia. «A pagarne il prezzo dovrebbero invece essere i veri responsabili: i governi, come quello italiano, che fanno di tutto per rimandare la transizione ecologica di cui abbiamo urgente bisogno, e le grandi aziende del petrolio e del gas, come ENI, che continuano ad alimentare il disastro climatico con le loro emissioni fuori controllo».
L’installazione di Alessandro Calizza è stata visitabile dal 15 al 16 novembre 2024.
Assenza di code e proteste, ecco il clima che si respira di fronte al Padiglione degli USA. Flop di Alma…
Nella Chiesa di Sant’Antonin, Gabrielle Goliath presenta Elegy, un’opera che intreccia femminicidio, colonialismo e denuncia per la situazione a Gaza…
Dopo il clamoroso passo indietro della giuria internazionale, un fronte compatto di oltre cinquanta artisti e numerosi padiglioni nazionali ha…
Fino al 31 ottobre 2026, gli spazi storici di Palazzo Bragadin diventano il teatro di “Medea. Fragments of Memory”, una…
"Fare cose" è la mostra di Alfredo Pirri che fino al 30 settembre 2026 sarà visitabile all’interno della Fondazione Brodbeck…
Il nostro itinerario alla scoperta del Giappone meno battuto ci porta al Moment Contemporary Art Center di Nara: qui Kana…