Transforming Arts: a Catania due giorni per ripensare l’arte nell’era del digitale

di - 9 Gennaio 2026

Un appuntamento di studio e confronto dedicato al modo in cui le tecnologie digitali e il creative coding stanno trasformando radicalmente il pensiero, la produzione e la condivisione delle arti. È in programma il 15 e 16 gennaio 2026, a Isola – Palazzo Biscari di Catania, Transforming Arts, evento promosso dall’Accademia di Belle Arti di Catania, inserito all’interno di ART.IT – Art in Transition, progetto nazionale sostenuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca e finanziato dal PNRR, che vede come capofila l’Accademia di Belle Arti di Bologna, in collaborazione con le Accademie di Catania e Ravenna, l’Università di Bologna e l’Università di Macerata.

Pensato come un forum di ricerca e formazione, Transforming Arts riunisce artisti, curatori, designer, ricercatori e studenti con l’obiettivo di costruire un lessico condiviso per orientarsi nella complessità dell’attuale scenario tecnologico. Al centro, il dialogo tra pratiche progettuali, modelli curatoriali e nuove forme di autorialità aumentata e distribuita, in un contesto che intreccia sperimentazione artistica e riflessione critica.

Una veduta interna della spazio espositivo di Galleria Continua presso Moulin Saint Marie (Francia) © ABA Catania

La prima giornata, intitolata Arti e digitale. Nuovi strumenti, nuovi tipi di fruizione, nuovi pubblici e curata da Ambra Stazzone, affronterà le trasformazioni già in atto nei linguaggi artistici e nei contesti espositivi. Dopo l’apertura istituzionale, la sessione mattutina esplorerà il passaggio dalla ricerca al pubblico. Si inizia con Ernesto Voltaggio, interaction designer dello Studio Arduino, che analizzerà lo sviluppo di installazioni interattive basate su microcontrollori, sistemi di sensing e integrazione di AI, mentre Federica Mandelli, dello studio dotdotdot, introdurrà il concetto di Narrative Environments, soffermandosi su progettazione, storytelling ed engagement nei musei ibridi. Infine Enzo Lo Re, artista multimediale e co-fondatore di Neolithic Evolution, propone una riflessione sulle pipeline AR/VR e sulla sostenibilità tecnica in ambito museale.

Nel pomeriggio il discorso si amplierà alle pratiche e alle genealogie del digitale: il duo M+M (Marc Weis e Martin De Mattia) affronterà il rapporto tra arti visive, architettura e cinema; Gino Gianuizzi, fondatore di Neon, ripercorrerà le prime esperienze del digitale in Italia; Nikoleta Kerinska rifletterà sul passaggio dalla VR all’AI come ambiente di scrittura e apprendimento; sull’UX degli interactive documentary si concentrerà Samuel Gantier; Tahnee Drago chiuderà la giornata con un intervento sulle trasformazioni del documentario contemporaneo.

Laboratorio con l’artista Jorge Orta presso lo Studio Orta Les Moulins di Lucy+Jorge Orta (Francia) © ABA Catania

Nella seconda giornata, The Coming Wave of Art, curata da Marco Lo Curzio, l’attenzione si sposterà su arte generativa, pratiche phygital e comunità decentralizzate. La mattina si articola attorno a tre nuclei, moderati da Domenico Distilo: l’estetica del codice, con l’intervento dell’artista generativo Stefano Contiero, il rapporto tra fisico e digitale, esplorato dallo studio parigino TRAME, il tema delle DAO e dell’autorialità distribuita, affrontato da Mario Klingemann attraverso il caso di Botto, artista decentralizzato sviluppato all’interno di una comunità autonoma.

Nel pomeriggio, Francesco Spampinato propone una lettura della Seamless Condition, ovvero la continuità crescente tra schermi, spazi espositivi e pratiche post-pandemiche; Francesco D’Isa riflette sul ruolo dell’autore come “curatore di processi” nell’uso dei modelli generativi; Claire Silver chiude l’incontro affrontando temi come innocenza, trauma e accessibilità radicale nell’arte contemporanea.

Talks internazionali su arte e sostenibilità all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Incontro con Tomás Saraceno. Ph. Claudia Gentile

A fare da filo conduttore alle due giornate, una serie di contributi video pensati come esperimento di cinema espanso, capaci di creare un ambiente semantico condiviso tra relatori e pubblico. Transforming Arts si configura così come un laboratorio aperto, in cui il digitale è un campo critico entro cui ripensare le forme dell’arte, della conoscenza e della partecipazione.

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