Il restauro
Continua senza soste il restauro del Mosè di Michelangelo, la grande scultura che orna la tomba del papa Giulio II nella Basilica di San Pietro in Vincoli, a Roma. Grazie all’intervento dei restauratori il marmo del Mosè ha riacquistato il suo colore originale: l’intervento di pulitura si è rivelato particolarmente efficace in alcune zone della scultura che hanno rivelato un biancore che neppure gli esperti di storia dell’arte si aspettavano; i risultati più sorprendenti, ottenuti grazie all’applicazione di impacchi di acqua distillata, ammoniaca in diluizione e di un gel messo a punto nei laboratori di chimica dell’ Istituto Centrale per il Restauro, sono stati registrati sul ginocchio, su alcune pieghe della veste e sull’avambraccio di Mosè. Il restauro in corso sta fornendo intanto nuove informazioni sulla scultura del Mosè e sulle tecniche utilizzate da Michelangelo per la realizzazione dell’opera. In particolare dalle indagini realizzate
è emerso che il monumento, con le sue statue di marmo e il Mosè posto al loro centro, era tutto bianco e non grigio marmorizzato come appare ora: tale nota cromatica, unita ai particolari effetti creati dalla luce che si posa sul marmo, dovevano amplificare la luminosità della scultura e dell’intero ambiente nel quale era posta. Il restauro del Mosè di Michelangelo, realizzato da una squadra diretta da Antonio Forcellino, con la direzione scientifica dell’architetto Raffaele Maria Viola e della storica dell’arte Andreina Draghi, della Soprintendenza ai Beni ambientali e architettonici di Roma, è stato promosso da Lottomatica e si avvale del consiglio di un qualificato comitato scientifico internazionale. L’intervento di restauro può essere seguito su Internet, collegandosi al sito www.progettomose.it .
Le opere
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[exibart]
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