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Fino al 2.IX.2018 | Leonardo Petrucci, 8 | Bibo’s Place, Roma

di - 18 Agosto 2018
L’alchimia è un insieme di teorie con l’obiettivo di trasformare la materia rendendola da vile, preziosa. Questa “disciplina” affascina ancora oggi gli artisti rapiti dalle velature esoteriche e filosofiche con le quali l’uomo, in passato, ha cercato di dare vita a processi ingegnosi e complicati, prima dell’arrivo del metodo scientifico. Gli artisti sviluppano processi e progetti di rilievo innescando riflessioni e domande nel pubblico, come nell’ultima personale di Leonardo Petrucci, il quale, si è ispirato alla Nigredo, una delle tre fasi (insieme all’Albedo e alla Rubedo) dell’Opus Magna, il percorso iniziatico che ogni alchimista intrapende per giungere alla “pietra filosofale”. La Nigredo è la mortificazione della materia indicata col colore nero, ovvero l’annullamento della fase cromatica. I linguaggi delle opere di Leonardo sono vari come i rimandi al macro e microcosmo, ma tutti si armonizzano creando un “effetto domino” tra simboli ed evocazioni che seducono il pubblico lasciandolo attonito e intento a riflettere sul proprio posto in questo mondo.
“La putrefazione dei savi e della loro testa di corvo /(…) quando vedrai il nero, gioisci, perché è l’inizio della tua Opera” – Donum Dei XVII sec. (*)
Leonardo Petrucci, 8, courtesy Bibo’s Place, Roma
Con moquette di colore “nero” l’artista decide di rivestire l’intero spazio di Bibo’s Place. Con il titolo “8” si vuol far riferimento non solo ai rimandi geometrici naturali e animali, ma anche a quelli matematici. L’inversione del numero rimanda al simbolo dell’infinito, agli sconfinati abissi oceanici e a quelli spaziali nei quali l’artista ci condurrà. Come in un gioco di opposti, dapprima esploriamo gli abissi bui, luogo ideale per i cefalopodi il cui inchiostro (uno dei pochi elementi di colore nero reperibile in natura) in passato era usato in sostituzione alla china. Questi animali, in caso di pericolo, cacciano il proprio nemico attraverso un getto d’inchiostro, con l’obiettivo di compromettere il campo visivo e l’orientamento. Lo stesso schizzo che in natura viene utilizzato per “allontanare”, qui è reso dall’artista per “catturare” lo sguardo curioso dello spettatore. “Un ribaltamento funzionale dell’elemento che si riscontra anche dal punto di vista estetico. Infatti si passa da una macchia piena e corposa capace di annientare qualsiasi figura o immagine, ad un effetto in negativo, ovvero di sottrazione; attorno allo schizzo troviamo l’inchiostro e dove dovrebbe esserci l’inchiostro troviamo un intrecciarsi di immagini – pattern- che ricoprono tutte le tele dello spazio” così ci spiega l’artista. Queste textures sono studiate affinché le figure dei cefalopodi possano conglomerarsi con i nodi celtici in una geometria ottagonale ben delineata. Un intreccio continuo che crea un caotico groviglio dove ogni cosa pare sempre significare tutto e il contrario di tutto. Scendendo nel piano inferiore della galleria sprofondiamo nello sconfinato Universo. Un cielo così oscuro, freddo e distante eppure così vivo e pulsante. Qui possiamo camminare su Marte, sentirne le imperfezioni terrene; vedere gli ultimi istanti, quasi umani, dello schianto della sonda Messenger su Mercurio. Una visione romantica dove l’artista tenta di dare un’anima a questi robot che sono i nostri occhi e le nostre gambe quando esplorano i pianeti incontaminati dello spazio. Riproduzioni, fedeli nelle fattezze, in stampa 3D di asteroidi che non portano con sé i migliori auspici, e di pianeti celebrativi come “Vesta” con i suoi mille crateri, tutti intitolati con nomi di vestali romane.
“(…) in modo più libero, chiaro ed evidente, per mezzo di un discorso muto, o in assenza di discorso, nelle raffigurazioni dei segreti o laddove gli enigmi sono rappresentati per immagini (…) C. Horlacher, Kern und Stern…, Francoforte 1707”. (**)
Valentina Muzi
mostra visitata il 23 maggio
Note:
(*) Il Museo ermetico ALCHIMIA & MISTICA – Alexander Roob, TASCHEN;
(**) Il Museo ermetico ALCHIMIA & MISTICA – Alexander Roob, TASCHEN;

BIBO’S PLACE
Via Ulpiano, 51 (Piazza Cavour)
00193  Roma
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