L’Accademia dei Lincei, fondata il 17 agosto del 1603 dal giovane marchese romano Federico Cesi, deriva il suo nome dalla lince, animale scelto per la sua eccezionale vista. Con un simile occhio, acuto e istintivo, Federico Cesi e i tre amici che lo accompagnarono in questa iniziativa – Johannes Van Heek, Anastasio de Filiis e Francesco Stellati – volevano indagare la scienza della natura.
Trascorsi quattro secoli, le sette sezioni di questa
Il Trionfo sul Tempo suggella il valore del libro, tramite di cultura e culture lontane, oggetto intriso di sacralità in quanto mediatore di contenuti e oggetto d’arte . Questa dualità ben emerge dalla mostra, dove gli esemplari esposti sono opere di mirabile fattura per la perizia delle miniature, la bella scrittura, i motivi ornamentali, la legatura.
L’attenzione del curatore, Antonio Cadei, si è soffermata nell’illustrazione dei gusti letterari e culturali (Le Lettere) dell’epoca del Cesi, degli svaghi e dei divertimenti eruditi che allietavano le loro giornate (Ozi dilettevoli ed eruditi). Propone inoltre esemplari di straordinario interesse, e tra questi uno dei soli dieci esemplari pervenutici della Regola dei Templari (I Templari). Corani raffinati, bibbie di vari
Nella sezione dedicata alle scienze – tra i manoscritti di matematica, di geometria, di astronomia, decisamente più sobri e con una decorazione puramente esplicativa del testo – in quelli di alchimia l’enigmatico apparato decorativo rimane inalterato.
Tra i gioielli in mostra: un incunabolo del De Architectura di Vitruvjio, con disegni attribuiti a Giuliano da Sangallo e sul Modo di rendere navigabile il Tevere, impreziosito dai disegni acquerellati di Gaspar van Wittel
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daniela bruni
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