Per costruire ha scelto il “materiale” più difficile: una suggestione che non ha consistenza. Eppure gli ambienti creati con la luce da James Turrell non sembrano il risultato di una sfida, ma di una appropriazione lenta, di uno studio costante delle condizioni e dei modi: può lavorare pensando alle pareti di una stanza o al ventre fatto di roccia di un vulcano, cambiano le dimensioni, i fattori strettamente legati al luogo, non muta la cura paziente di ogni dettaglio, la precisione millimetrica che orienta i raggi luminosi, che stabilisce le distanze, l’inclinazione degli schermi…
Prima personale italiana per James Turrell, quella allestita presso l’Associazione Culturale Valentina Moncada (visitabile fino al 30 luglio 2001), due spazi costruiti appositamente e due immagini dal progetto “Roden Crater ”: “piccolo” e “grande”, per raccontare come si crea un’architettura che solo apparentemente è vuota.
articoli correlati
La concezione dello spazio, arte minimale dalla collezione Panza di Biumo
perspectives, architetture sonore
maria cristina bastante
mostra vista il 29.VI.2001
Il Turner Prize 2026 annuncia i quattro finalisti: Simeon Barclay, Kira Freije, Marguerite Humeau e Tanoa Sasraku. La mostra al…
Nella project room della galleria Mondoromulo, a Benevento, una mostra condivisa di Vincenzo D’Argenio e Fabrizio De Cunto affronta il…
La giuria della Biennale Arte 2026 ha annunciato che non prenderà in considerazione i Padiglioni della Russia e di Israele…
Caro Alberto è il progetto collettivo che riattiva il metodo di Garutti: dopo le tappe a Roma e Recanati, le…
Un viaggio suggestivo lungo le vie della seta, tra secoli di storia e territori lontani, dove ogni dettaglio assume un…
Fino al prossimo 25 aprile, presso Palazzetto Tito, la mostra “Forme d’argilla” ricostruisce cento anni di produzione in ceramica in…