MIMA, Centre Square, Middlesbrough (image by Rachel Deakin and courtesy of MIMA)
Sono stati annunciati i quattro finalisti del Turner Prize 2026, uno dei riconoscimenti più influenti nel campo dell’arte contemporanea britannica e internazionale. La shortlist, resa nota dalla Tate Britain insieme al MIMA – Middlesbrough Institute of Modern Art, comprende Simeon Barclay, Kira Freije, Marguerite Humeau e Tanoa Sasraku. Le opere dei quattro artisti saranno presentate in una mostra collettiva al MIMA di Middlesbrough, dal 26 settembre 2026 al 29 marzo 2027, mentre il vincitore sarà annunciato il 10 dicembre, nel corso di una cerimonia ospitata nello stesso museo. Al vincitore andrà un premio di 25mila sterline, mentre ciascuno degli altri finalisti riceverà 10mila sterline.
Giunto alla sua 42 edizione, il premio, istituito nel 1984 e intitolato a J. M. W. Turner, non ha mai mancato di suscitare reazioni contrastanti e anche questa volta si continua nella tradizione. Parte della stampa britannica ha definito la shortlist «Prudente» e «Poco incisiva», sollevando interrogativi sulla capacità del premio di intercettare le tensioni più radicali della contemporaneità . Un dibattito che accompagna da tempo il Turner Prize, storicamente noto per aver polarizzato l’opinione pubblica, basti pensare ai vincitori del passato come Anish Kapoor, Damien Hirst e Steve McQueen oppure ad alcune recenti prese di posizione significative, come quando nel 2019 i quattro finalisti – Lawrence Abu Hamdan, Helen Cammock, Oscar Murillo e Tai Shani – decisero di condividere il premio.
Una novità però c’è: per la prima volta la mostra del Turner Prize si svolgerà in un contesto universitario, con l’intento di aprire a una relazione più diretta con la ricerca e con il dibattito pubblico. Una collocazione che vorrebbe rafforzare la dimensione discorsiva del premio, riaffermandone il suo ruolo come piattaforma di confronto sulle pratiche artistiche contemporanee.
In ogni caso, a emergere, nella selezione 2026, è una forte attenzione per pratiche installative e performative, con un accento marcato sulla dimensione scultorea. Come ha sottolineato il direttore di Tate Britain e presidente della giuria Alex Farquharson, i lavori selezionati costruiscono «Scenari attentamente orchestrati, reali e immaginari», offrendo prospettive differenti attraverso cui interrogare il presente. La giuria è composta da Sarah Allen, Joe Hill, Sook-Kyung Lee e Alona Pardo, con Farquharson come presidente.
Tra i finalisti, Simeon Barclay, nato nel 1975, è stato nominato per The Ruin (2025), performance di spoken word che intreccia vissuto personale e paesaggio industriale del nord dell’Inghilterra. Il lavoro affronta temi come identità , classe e mascolinità attraverso un uso sperimentale del linguaggio e una costruzione sonora immersiva.
Kira Freije, nata nel 1985, è stata selezionata per la sua prima grande mostra istituzionale, Unspeak the Chorus, presentata all’The Hepworth Wakefield. Le sue sculture, realizzate con metallo, tessuti e materiali trovati, danno forma a figure a grandezza naturale, in bilico tra tensione emotiva e costruzione teatrale dello spazio.
Marguerite Humeau, nata in Francia nel 1986 ma attiva stabilmente a Londra, entra in shortlist con Torches, esposizione presentata tra l’ARKEN Museum of Contemporary Art e l’Helsinki Art Museum. Il suo lavoro si muove tra archeologia speculativa ed ecologia, combinando forme organiche e immaginate in ambienti immersivi caratterizzati da cicli di luce e suono. La giuria ha evidenziato il carattere cinematografico del suo modo di costruire l’esposizione.
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