Padiglione Israele
Russia e Israele saranno presenti alla 61ma Biennale d’Arte di Venezia ma non troppo: i loro Padiglioni non potranno vincere alcun premio assegnato nell’ambito della manifestazione. L’annuncio è stato dato dalla stessa Biennale, riportando la posizione della giuria, presieduta da Solange Farkas, che ha dichiarato di non voler prendere in considerazione, ai fini dell’assegnazione dei riconoscimenti ufficiali, quei Paesi i cui leader siano attualmente incriminati dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità. Una scelta che, pur non incidendo formalmente sulla partecipazione, esclude di fatto Russia e Israele dalla competizione.
A comporre la giuria, oltre a Farkas, anche Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi. In una dichiarazione i giurati hanno richiamato «Il ruolo storico della Biennale come piattaforma capace di mettere in relazione l’arte con le urgenze del proprio tempo», ribadendo un impegno esplicito nella difesa dei diritti umani, in linea con la visione di Koyo Kouoh, curatrice della 61ma Esposizione Internazionale d’Arte, prematuramente scomparsa.
La decisione della giuria della Biennale tuttavia non è bastata al Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha scelto di esprimere il proprio dissenso nei confronti della gestione del Presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, con un’assenza che si noterà. Del resto, aveva già espresso nettamente la sua posizione di ostilità nei confronti della presenza della Russia anche durante la conferenza stampa di presentazione del Padiglione Italia. In uno stringatissimo comunicato diffuso dal MIC, si legge che Giuli non parteciperà alle giornate di pre-apertura – dal 5 all’8 maggio – né parteciperà alla cerimonia di inaugurazione, prevista il 9 maggio.
La decisione dell’esclusione dai premi si fonda su un presupposto: nel 2024 la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu per crimini di guerra e contro l’umanità legati alle azioni di guerra a Gaza. Analogamente, nel 2023, un mandato era stato emesso nei confronti di Vladimir Putin per l’invasione dell’Ucraina.
La Biennale, attraverso il proprio ufficio stampa, ha precisato che la giuria opera in piena autonomia e libertà di giudizio e che la dichiarazione rappresenta una posizione individuale dei membri, non un atto istituzionale. Parallelamente, l’ente ha ribadito una linea già espressa in passato: non escludere Paesi riconosciuti dallo Stato italiano, rifiutando «Qualsiasi forma di censura o esclusione dell’arte e della cultura».
Rimane dunque aperta una frattura tra i piani istituzionale, politico ed etico. Da un lato, la partecipazione ufficiale dei Padiglioni non viene messa in discussione dall’organizzazione, suscitando l’opposizione – e l’imbarazzo – dello stesso Governo italiano, almeno per il Padiglione della Russia. All’altro, la loro legittimazione simbolica all’interno del sistema espositivo appare sempre più problematica. Alcuni esponenti politici di Paesi come Finlandia e Lettonia hanno annunciato l’intenzione di non partecipare all’inaugurazione in presenza del Padiglione russo, mentre l’Unione Europea ha ventilato l’ipotesi di sospendere i finanziamenti alla Biennale, che in passato ammontavano fino a due milioni di euro per edizione.
Nelle scorse settimane, decine di artisti coinvolti nella mostra internazionale e alcuni consulenti curatoriali avevano firmato una lettera aperta chiedendo l’esclusione dei padiglioni di Israele, Russia e Stati Uniti, sostenendo che «Esiste una soglia oltre la quale la partecipazione non può essere normalizzata». A questa si era aggiunta la presa di posizione dell’Art Not Genocide Alliance, che aveva anche evidenziato l’assenza di un Padiglione palestinese, sottolineando le asimmetrie del sistema delle rappresentanze nazionali.
Sul piano geopolitico, la questione si intreccia con dinamiche già in atto. La Russia torna a partecipare con un proprio padiglione dopo le assenze seguite all’invasione dell’Ucraina: nel 2022 gli artisti incaricati avevano rinunciato, mentre nel 2024 lo spazio era stato affidato alla Bolivia. Israele, invece, presenterà il proprio progetto all’Arsenale, mentre il padiglione ai Giardini è in fase di ristrutturazione, scelta che alcuni osservatori interpretano anche come risposta alle proteste che avevano segnato l’edizione precedente.
La Giuria Internazionale assegnerà il Leone d’oro per la miglior Partecipazione Nazionale, il Leone d’oro per il miglior partecipante all’Esposizione Internazionale, Leone d’argento per un promettente giovane partecipante all’Esposizione Internazionale. La Giuria avrà anche la possibilità di assegnare: una menzione speciale alle Partecipazioni Nazionali, massimo due menzioni speciali ai partecipanti all’Esposizione Internazionale. La cerimonia di premiazione si svolgerà a Venezia, il 9 maggio 2026.
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