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fino all’11.V.2005 | Cosimo Epicoco – Cloni | Roma, Studio Arte Fuori Centro

di - 9 Maggio 2005

Non basta chiudere gli occhi, quando scendono le lacrime. Così come non basta, per scongiurare il demone della deformazione fisica, approssimarsi ad un canone estetico a priori seduttivo. Quello proposto da Cosimo Epicoco (Brindisi 1967; vive a Roma), in una personale dall’impianto solido e stringente, è il primissimo piano di una sequenza –attualissima– di volti che ostentano un’idea cosmetica della perfezione. Undici replicanti undici e un solo originale –ma forse importa poco capire qual è – che prendono tutti a liquefarsi mentre, piangendo, nascondono lo sguardo.
La perizia pittorica è smagliante eppure affatto compiaciuta –eccoci al nuovo che avanza, l’olio su tela– e i lineamenti campeggiano ravvicinati, ora solenni ora mobilissimi, come indagati attraverso uno spioncino. Se l’iperrealismo è alle spalle, non lo è di certo l’inquietudine del dato oggettivo acciuffato senza fare sconti; sorprende, qui, che quel dato sia proprio una tipologia dell’avvenenza umana, riconoscibilissima eppure delineata con pochi, semplici colpi.
E infatti non c’è poi molto, di ciò che si possa soltanto elencare. C’è il rosso incandescente del lucidalabbra, e c’è il nero del rimmel. Ci sono, ovviamente, il silenzio e la magia di un viso prominente eppure distante, che vorrebbe negarsi. E c’è, infine, uno strano incarnato, freddo e insieme arroventato, di quel colore livido e indecifrabile che potrebbe essere un viola puro.
Ciò che conta, allora, è la tensione offerta dal punto di vista che distorce, il fatto che qualcosa debba andare irrimediabilmente perduto, progressivamente, tra un quadro e l’altro, in quella frazione di secondo che non si sa se appartenga a chi osserva o a chi ha deciso, dalla tela, di non guardare più. Così, in un incedere necessariamente circolare, impaginato ad anello, a sfigurare questi volti asettici interviene l’aritmia, congegnata come un’estenuata ripresa video, di una ricognizione vera e propria.
Insomma, qui si ragiona del tempo e dello statuto necessariamente pulsante dell’immagine, ma senza proporre la riflessione concettuale come un esercizio sterile e ostentato. E il clone del titolo, dal momento che il tempo che passa è sempre tempo che si vede, diventa propriamente colui che ha deciso di perderla, la faccia: l’uomo che, pur di farsi bello, non esita a chiudere gli occhi.

pericle guaglianone
mostra visitata il 4 maggio 2005


Cosimo Epicoco – Cloni – Studio Arte Fuori Centro – A cura di Ivana d’Agostino – dal martedì al venerdì 17-20 – Ingresso libero, Roma, via Ercole Bombelli 22 (00148) (Portuense) – Info: www.artefuoricentro.it – E-mail: info@artefuoricentro.it

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