Gli spazi infiniti del Tibet, i gesti del quotidiano di popoli lontani, la voglia di inseguire un sogno, il sogno del gesuita Ippolito Desideri che quattro secoli fa andò fino nel Ladak e descrisse con grande attenzione e rispetto la religione di quei popoli. Tutto questo abbiamo respirato nel film Desideri, presentato al festival Religion Today lo scorso ottobre. Il film vinse un premio, il premio intitolato a don Silvio Franch per il dialogo inter-religioso, e a ritirarlo al Teatro Sperimentale del Centro S. Chiara di Trento venne il regista Massimo Prevedello. Era un giorno felice per lui, cosí disse al microfono, attendeva quel riconoscimento con semplicità e grande entusiasmo.
Iniziò cosí il lungo viaggio del film Desideri, e di Massimo con esso: prima a Cecina, alla presenza del Dalai Lama, poi a Gerusalemme, dove venne applaudito e discusso per due ore da un cinema pieno di gente sconvolta dalla guerra. Vi trovavano un appiglio, la speranza di un sogno, un viaggio di pace. E infine di nuovo a Trento, in prima serata al festival della Montagna. Il pubblico apprezzò l’idea, il montaggio e la fotografia, ma più di tutto il sogno, la storia di una vita trascorsa per inseguire i propri ideali.
Fare un film è sempre un’avventura difficile, piena di ostacoli e di fatiche. Riuscire a portare avanti le proprie idee senza mediazioni e compromessi è opera ardua. Lavorare con la telecamera e con il montaggio come con i pennelli di un pittore antico è di pochi. E tra questi, Massimo Prevedello. I suoi documentari riescono a dare vita ad oggetti morti, a muovere i quadri di Kandinsky, a sviscerare i segreti di edifici del passato, a riportare alla memoria la drammaticità della guerra. L’ultimo lavoro di Massimo parla di Asolo, città a lui molto cara. Lo spettatore é condotto dalle polveri di colore di un pittore a scoprirne la storia e gli angoli segreti, a respirarne l’aria, a sentirne la musica. Il linguaggio cinematografico viene qui arricchito di nuove relazioni tra immagine e grafica, di nuove possibilità di comunicare con il buio e la luce, di nuovi richiami di colore. Non è facile innovare nel campo del cosiddetto “film turistico”, ma Massimo con Asolo vi è riuscito.
Nei prossimi mesi molti progetti sarebbero partiti, alcuni anche a Trento.
Ma Massimo Prevedello se n’è andato, in viaggio verso un sogno, scivolando giù da una piccola barchetta sul lago di Arsié, il 3 agosto scorso. La sua partenza, a soli 39 anni, ha lasciato tutti sgomenti. Restano le sue opere, le opere di un artista della comunicazione, e i suoi insegnamenti. Speriamo di poter portare avanti il suo sogno, il sogno di una comunicazione pulita, vera, senza compromessi ed inganni e contiamo che lui ci dia la forza e l’energia di cui era capace per non cedere di fronte alle pressioni di un mondo mediato. (lia g. beltrami)
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