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A Roma, nella camera delle meraviglie della grafica, con Patrizio Di Sciullo, Andrea Lelario e Francesco Parisi

di - 29 Giugno 2017
Con “Perentoria Figura”, la mostra di Patrizio Di Sciullo, Andrea Lelario e Francesco Parisi, visitabile fino al 2 luglio all’Istituto Centrale della Grafica, si assiste a un’operazione di arte grafica con pochi precedenti a Roma. Alla base, vi è un’intenzione non di rottura con la tradizione, rappresentata dalla preziosa collezione permanente dell’Istituto, comprendente lavori, tra gli altri, di Dürer, Beccafumi, Bartolini, Piranesi, bensì di costruzione di un nuovo canone grafico, a partire dal passato. Il confronto con le tavole e i bulini di Dürer o con i “neri” – le incisioni – di Piranesi è, di fatto, molto stringente. Il modello, però, è spesso un pretesto e ciò che si evidenzia è una rielaborazione del ricco vocabolario della storia in termini davvero moderni ed esaltanti.
La serie degli Alberi di  Di Sciullo, collaboratore di Gino De Dominicis, come l’acquaforte su rame Albero che guarda le stelle, per esempio, rappresenta un’indagine approfondita del dato naturale sempre in relazione all’attenzione naturalistica di maestri quali Leonardo. Tuttavia, gli alberi, protagonisti assoluti del suo lavoro, esprimono la necessità dell’artista, vitale e più contemporanea, di identificarsi con la natura, di sentirla vicina e stabilirvi un rapporto a tu per tu. Oltre alle serie delle chine su carta, come Albero dai rami infiniti, sono notevoli anche le opere con altri soggetti, come il mare e gli animali marini. Completamente diversa è la Foresta quadrata, a tecnica mista, che per la scomposizione in piccoli riquadri ricorda le nuvole di Ghirri ma senza colore, dominando, infatti, il bianco e nero o il color seppia.
Più cosmico e con suggestioni vicine all’astronomia è il lavoro di Andrea Lelario, che abbiamo visto anche alla 54.ma Biennale di Venezia. I suoi notturni compongono l’immagine con pochi elementi base: la luna, le stelle. Con un punto di vista non centrale, dimostra un rigore nella tecnica vicino al maestro del Taccuino di Dresda.
Francesco Parisi, docente all’Accademia di Macerata, tra tutte le tecniche incisorie predilige la xilografia su legno di testa e padroneggia un segno sottile e preciso. Le sue doti sono evidenti anche dall’uso del disegno preparatorio per la matrice, la punta d’argento, che non concede errori o sfumati, è perentoria e non ammette replica poiché è indelebile.
La figura umana non è del tutto assente ma ha un ruolo secondario o quasi invisibile, come nelle “lastre-uomo” di Di Sciullo. Il cabinet des merveilles dei tre artisti, dunque, è la natura con il suo infinito repertorio di varianti, tra collezioni di insetti, paesaggi, elementi, animali, dove a essere esclusi sono solo uomini e donne. (Anna de Fazio Siciliano)

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