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Bernini con centomila led. Una nuova luce splende nella Basilica di San Pietro

di - 26 Gennaio 2019
Fiat lux. L’interno della Basilica di San Pietro ha una nuova illuminazione, realizzata dalla Osram con la collaborazione dei tecnici del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e della Fabbrica di San Pietro.
Le fasi di progettazione e installazione hanno richiesto circa due anni di lavoro, il cui risultato è stato svelato il 25 gennaio con una suggestiva dimostrazione che ha lasciato a bocca aperta: una progressione luminosa che, dal buio, è arrivata fino alla massima intensità possibile. Un’esperienza estetica che è cresciuta di pari passo con l’emozione, sbocciando definitivamente nell’apoteosi di luce che ha irradiato tutta la chiesa (enfatizzata dalla musica classica suonata da un’orchestra).
Ora, ogni dettaglio dell’edificio è perfettamente visibile ed è pienamente fruibile anche ogni singola tessera dei mosaici, che coprono buona parte della superficie e che prima erano parzialmente in ombra: la godibilità delle opere d’arte è sensibilmente migliorata. Si tratta di un innovativo sistema led, perfettamente integrato e nascosto nell’architettura, che garantisce una serie di vantaggi: la possibilità di modulare digitalmente l’intensità consente, oltre a un risparmio energetico del 90% rispetto a prima, di adattare le condizioni alle diverse celebrazioni previste dal calendario liturgico e ovviamente all’accoglienza del solito flusso di pellegrini (in media 27000 visitatori al giorno). In totale sono stati utilizzati 100mila led e 780 apparecchi speciali che hanno permesso di “rivestire” i 22mila metri quadrati di superficie della basilica più grande del mondo.
Come ha sottolineato S.E. Cardinal Angelo Comastri, Arciprete della Basilica Papale di San Pietro «La nuova illuminazione risponde perfettamente alle esigenze di culto, preghiera e celebrazione, soprattutto quando è presente il Santo Padre. Ma abbiamo raggiunto anche un altro scopo grazie a questa illuminazione “intelligente”: la possibilità di ammirare la bellezza architettonica della Basilica».
Quella tra Osram e Vaticano è una partnership che va avanti da diversi anni con ottimi risultati, conseguiti nei lavori di illuminazione della Cappella Sistina, delle Stanze di Raffaello e del Colonnato. Ma in questo caso, i tecnici dell’azienda tedesca sono stati chiamati a un compito davvero arduo, per questioni teologiche e storico-artistiche.
La luce ha da sempre un’altissima valenza simbolica all’interno della dottrina cristiana, non a caso è l’immagine che apre la Bibbia ed è considerata un’emanazione stessa della divinità: ho Theos phòs estín (Dio è la luce, Giovanni 1,5). E al di là del significato trascendente, anche le implicazioni nel reale sono molteplici, dalle semplici esigenze di culto a una migliore visione e comprensione delle innumerevoli opere d’arte conservate nelle chiese.
Non sono da meno le problematiche storico-artistiche: non deve essere stata l’impresa più semplice del mondo realizzare qualcosa che va a invadere lo spazio fisico occupato da tutti i capolavori presenti nella Basilica. Raramente, forse mai, nel corso della storia ci fu, per lo stesso edificio, un concorso di menti geniali come quelle che realizzarono, nelle diverse epoche, San Pietro. Progettare qualcosa che deve interagire con la cupola di Michelangelo è una sfida titanica, per l’appunto: si può dire risolta con successo.
La nuova illuminazione è molto bella. Ma è interessante osservare come quattro secoli fa, alcuni problemi d’illuminazione erano brillantemente risolti dal semplice ingegno: Bernini per realizzare la Cattedra dell’abside, pensò a una scultura che ascendesse verso il paradiso in un tripudio di angeli e di raggi di luce (in stucco dorato). Camuffando una vera finestra tra i fasci luminosi, riuscì a creare una vera sorgente di luce che illuminava quella falsa, con un risultato eccezionale. Chissà se avesse avuto il led… (Luca Liberatoscioli)

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