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Cardelli & Fontana. Quando la galleria fa autocoscienza: tre domande per “Costellazione”

di - 18 Febbraio 2012
Inaugura oggi “Costellazione”. In mostra la galleria espone le “stelle”, e le scelte, di oltre trent’anni di attività. Con un insolito allestimento che accosta opere di alcuni maestri dell’astrattismo geometrico a giovani artisti promossi da Cardelli&Fontana negli ultimi anni.
Una mostra di “autocoscienza” dopo tanti anni di lavoro. Perché?
È proprio per cercare risposte che è nata questa mostra. In questi anni ci sono stati così tanti cambiamenti nel modo di comunicare il proprio lavoro e il mondo dell’arte è così in continua evoluzione che la galleria deve necessariamente sperimentare approcci diversi. Niente però si può fare se non si ha ben chiaro il punto da cui si parte e cosa si vuole comunicare. La mostra nasce subito dopo ArteFiera perché quello è il momento in cui si confrontano le esperienze, è l’occasione per vivere a stretto contatto con i propri artisti, è il momento in cui si scopre se quello in cui la galleria crede viene compreso o ha un valore.
“Un’esposizione nata come un’impellenza dopo Artefiera”. Cos’è successo a Bologna? Qualcosa è andato storto? Delusi? Incompresi?
Due sono stati gli episodi a Bologna che hanno innescato l’idea della mostra. Un giovane artista italiano, di cui ho grande stima, ha mostrato molto interesse per alcune opere di astrattismo geometrico esposte nella parte del nostro stand dedicata al moderno. Per lui, abituato al linguaggio della pittura, era naturale confrontarsi e dialogare con quelle opere: sembrerebbe una cosa normale ed invece oggi accade raramente.
Il secondo incontro è stato con un noto curatore: mentre mi spiegava che il problema del sistema dell’arte italiano è la mancanza di coraggio e la conoscenza delle regole del gioco, io non riuscivo a trasmettere il valore della passione che mettiamo nel nostro lavoro comprendendo, allo stesso tempo, che quella passione non è più sufficiente. Ed è provando a capire quali sono oggi i nostri punti di forza che nasce la mostra che andiamo ad inaugurare, dove opere moderne e contemporanee sono accostate in gruppi distinti ed eterogenei, quasi sovrapposte come in un collage, cercando di far si che l’attenzione non sia solo catturata dalla qualità della singola opera quanto dalla poetica di chi quelle opere le ha scelte e accostate. Da quella poetica dobbiamo ripartire, o proseguire.
Voi siete un’istituzione longeva: cosa manca alle giovani di gallerie di oggi e, viceversa, cosa possono raccogliere le grandi istituzioni da strutture neonate?
Fermo restando la qualità delle opere proposte, le giovani gallerie hanno molto da insegnare alle istituzioni più longeve soprattutto in termini di velocità di pensiero e movimento. Credo però che, anche in questo caso, l’eterogeneità sia vincente e lavorare in una galleria storica avvalendosi della competenza di collaboratori giovani sia il massimo.

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