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Come chiamate il vostro amore? Raccontatelo a Glocary. Il progetto di Simona Pozzo torna a Milano

di - 1 Ottobre 2017
Non siate timidi, sicuramente avete una parola con la quale identificate la vostra anima gemella. Cucciolotta/o, piccioncina/o, tesoruccia/o, sono solo l’inizio, poi la fantasia si scatena, magari aiutata dalla quotidianità oppure dalla straordinarietà. E quella parola diventerà soltanto vostra, perché ci sono parole che per alcuni non significano nulla e per altri, invece, vogliono dire tutto. Sono lemmi coniati all’interno di un ambiente più o meno ristretto, da una squadra di calcio a un individuo che parla con se stesso, aggettivi e sostantivi privati, che definiscono con precisione una emozione, una sensazione, un contesto. Questo lessico famigliare è la viva materia di Glocary, progetto itinerante di Simona Pozzo che, dopo aver raccolto parole tra Milano, a Viafarini, Münster e Beirut, torna nel capoluogo lombardo, in collaborazione con il network Non Riservato ed Ex Voto Radical Public Culture, per una doppia occasione, dal 30 settembre al 2 ottobre e il 14 ottobre, nell’ambito di LaCittàIntorno, di Fondazione Cariplo, e della XIII giornata del Contemporaneo, indetta di AMACI-Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani.
Nella prima fase, Pozzo attraverserà una zona sensibile della città, quella nordorientale, compresa tra via Padova e Largo Bigatti. L’artista coinvolgerà gli abitanti di quest’area sottoposta a tutti i processi entrati nel linguaggio comune, dal degrado alla gentrificazione, dall’integrazione alla rigenerazione, per raccogliere nuovi termini Glocary, che passeranno dalla dimensione privata a quella pubblica e implementeranno l’archivio del progetto. Quindi, il 14 ottobre, a Largo Bigatti, sarà allestito un ambiente di lavoro, grazie alla collaborazione di Filippo Basile, di Studio Florida, e di Cecilia Di Gaddo, di Stardelight, oltre che del pubblico, che sarà coinvolto nella realizzazione di un’installazione ambientale, composta dalle parole raccolte e trasformate in materia scultorea, grazie a un dispositivo tecnico che si inspira liberamente ai caratteri mobili della stampa tipografica e ai libri in bambù della tradizione cinese.

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