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Danze di resistenze. A Napoli, presentato l’ultimo film documentario di Max Coppeta

di - 19 Dicembre 2018
Si è tenuta venerdì, 14 dicembre, a Napoli, presso Villa di Donato, la proiezione in anteprima nazionale del film documentario Zero Gravity, diretto dall‘artista visivo Max Coppeta, in questa occasione in veste di regista e art director. Il progetto, girato nell‘agosto di quest’anno presso il teatro Circulo di Valencia, si inserisce nell’ambito del programma dell’anno Europeo del Patrimonio della Cultura sancito del Mibac per il 2018 ed è portato per la prima volta in Italia dall’associazione Culturale Art1307 diretta da Cynthia Penna, partner per la realizzazione dell’intera azione performativa.
Oltre che con la proiezione del video-documento, la serata è stata animata da un importante dibattito in cui lo stesso artista ha risposto alle domande del pubblico a proposito delle tematiche da lui affrontate, alcune a carattere scientifico altre propriamente estetico, riguardanti argomenti come la materia, la gravità, l’azione performativa e la poetica della creazione in senso lato. Proprio i concetti di creazione e di vita sono fortemente visibili nel lavoro di Coppeta che, in ogni fotogramma del suo progetto, cerca la totale confluenza tra suono e immagine. Il film, inoltre, mette in mostra i diversi contrasti ammirabili in natura, come quello tra il peso della gravità e il conseguente slancio verso l’alto, appartenente alla maggior parte degli esseri viventi.
È qui che l’artista personifica e cristallizza attraverso una coreografia queste resistenze, una danza idilliaca che vede il danzatore Dino Militano combattere con tutto il suo corpo contro la forza di gravità e allo stesso tempo cercare un dialogo con la danzatrice spagnola Sabina Pascual Alagarda che, al contrario, levita nello spazio abbattendo le naturali leggi della fisica. Un’orchestra umana inoltre crea musica attraverso il proprio corpo, attivandosi in una serie di percussioni che ci riconducono al rumore della pioggia, tematica già affrontata nel corso di un suo progetto precedente, Piogge sintetiche.
Come ha spiegato Coppeta, sono state due sue sculture a essere parte di quell’impulso primitivo alla base di questo lavoro, quasi una sorta di introduzione, di proemio non previsto. Le due opere in questione, Zero Gravity (2013) e Rainmaker (2016), erano peraltro allestite a Villa di Donato, al momento della presentazione. (Emanuele Castellano)

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