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Frieze/6. Dove punta la bussola di Frieze? Un rapido tour tra gli stand

di - 6 Ottobre 2017
Frieze è in pieno svolgimento e, tra la sezione contemporanea e quella dedicata ai Masters del moderno, tra gli spazi emergenti selezionati per Focus, l’arte radicalmente femminista, le cornici barocche e le sculture classiche, si rischia di perdere l’orientamento. È una questione di obiettivi, che bisogna avere ben chiari, il che comprende un ampio range di possibilità, dal concludere l’affare della vita al respirare, en passant, l’aria che tira. Dal commentare quei 2.75 milioni di dollari per un Jeff Koons da David Zwirner al mettere effettivamente mano al conto in banca. Fortunato sarà chi potrà farsi accompagnare da qualcuno che, di viaggi, se ne intende. Per esempio Paul Gauguin, che sembra aver terminato qualche ora fa di dipingere la pagina del suo taccuino tahitiano, in vendita a 675mila sterline da Jean-Luc Baroni. Un piccolo, vividissimo tesoro acquerellato, con una coppia di leopardi e uno studio di giovane donna tahitiana per Il Risveglio della Primavera, su un verso, e con un autoritratto di profilo, sull’altro. Altro compagno d’eccezione potrebbe essere il San Giuseppe del Guercino, in vendita da Moretti Fine Arts, galleria toscana e con sede a Londra, ospite fissa di TEFAF, oltre che di Frieze Masters. 600mila euro e il patriarca che, con l’aiuto di un bastone ornato di fiori, si sta incamminando al Tempio per vedere, per la prima volta, la futura moglie, potrebbe fare una deviazione per casa vostra. Se invece ci sentiamo pronti per un’esperienza a dir poco ultraterrena, non possiamo lasciarci scappare il sarcofago egiziano del VII Secolo a.C.. Non si allontanerà certo con le sue gambe dallo stand della Antiquarium Ltd, leader newyorchese nel settore delle antichità egizie, greche, etrusche e romane. A meno che non versiate 750mila dollari e, a quel punto, potrebbe verificarsi il miracolo oppure, per rimanere in tema, la maledizione del faraone.
Chi ha giocato sull’intreccio tra antico e contemporaneo è Hauser & Wirth, che ha presentato un allestimento sopra le righe, come spesso capita a Frieze, completamente dedicato a un’Età del bronzo un po’ sfuggita di mano, che va dal 3500 a.C. al 2017 d.C.. Così, ecco in esposizione tutta la storia della lavorazione del bronzo, dai reperti in prestito da musei di archeologia (che non sono in vendita) ai lavori di Hans Arp, con una scultura venduta per più di un milione di dollari a una collezione privata di Los Angeles. Top lot un bronzo di Louise Bourgeois, venduto per 2.6 milioni di dollari, mentre è più accessibile una scultura di Martin Creed, andata per “soli” 75mila dollari. Chi invece punta sul contemporaneo spinto è Gavin Brown che, con la sua Enterprise, contribuisce in maniera sostanziale a far girare le mode del mondo dell’arte. Brown iniziò a lavorare come assistente alla storica galleria londinese di Georges Anthony d’Offay, poi gestì un suo spazio a Chelsea, quindi il trasferimento a Roma, poi a Los Angeles e, infine, a New York. Da qualche anno ha riaperto una sede a Roma, a Trastevere, e i nomi che porta a Frieze li abbiamo visti anche in molte personali in Italia, con Mark Leckey, Thomas Bayrle, Jonathan Horowitz, Joan Jonas, Elaine Sturtevant e Rirkrit Tiravanija. Squadra titolare schierata anche da Lia Rumma, con Thomas Ruff, Marina Abramovic (avete assaggiato i suoi biscotti?), Alfredo Jaar, Ettore Spalletti, Ilya ed Emilia Kabakov, Reinhard Mucha e William Kentridge. Su un solo show punta invece Massimo Minini, che a Frieze Masters ha portato una serie di opere realizzate da Shusaku Arakawa, maestro del Concettuale più sottile, fin dagli anni ’60. Un tocco di esotismo viene anche da ShangART, che non se ne perde una, portando i suoi artisti cinesi a spasso per il mondo, dalla Biennale di Curitiba a quella di Mosca, passando per quella di Montreal. Per Frieze, la galleria con sedi a Shangai, Pechino e Singapore, sceglie Liang Shaoji, tra i più influenti artisti cinesi del dopoguerra, raffinato concettuale molto legato alla tradizione filosofica orientale e appassionato coltivatore di bachi da seta, che usa anche per produrre le sue opere. Tornando sulla terra, i prezzi sono abbordabili e potrebbero far gola a molti investitori, con le opere più piccole che partono da 17mila sterline.
In alto: Stand Hauser & Wirth a Frieze London 2017

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