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Il no dei lavoratori della cultura. L’Associazione Nazionale Archeologi sul piede di guerra contro la proposta di “lavoro” a 500 giovani da parte del MiBACT

di - 8 Gennaio 2014
«È un insulto alla Cultura perché il Paesaggio e i Beni Culturali, testimoniando materialmente la nostra storia e la nostra cultura, rappresentano l’identità più profonda dell’Italia. E meritano di essere trattati con rispetto e dignità, esattamente come i professionisti che se ne prendono cura.
È un insulto alla Formazione perché sappiamo tutti che il vero obiettivo non è formare dei professionisti che, una volta concluso il tirocinio, abbiano reali opportunità».
Ecco due punti fondamentali per dire 500 no. Cinque centinaia contro la proposta del Decreto Valore Cultura promossa dal Ministro Massimo Bray lanciata la scorsa estate, che  vuole offrire l’opportunità a 500 giovani da impiegare nel programma straordinario di digitalizzazione del patrimonio culturale italiano. Un’iniziativa su cui sono già state furenti le polemiche, contro il “salario” da stagista, della durata di un anno, corrispondente a qualcosa come 5mila euro a professionista, comprensivi della quota relativa alla copertura assicurativa, ovvero qualcosa come 3,50 euro all’ora. Il bando per presentare la domanda per queste “assunzioni” scade il prossimo 24 gennaio, ma l’Associazione Nazionale Archeologi è sul piede di guerra, e ha indetto per il prossimo 11 gennaio una manifestazione per gridare 500 volte stop a un’iniziativa che, si legge nel comunicato della protesta, «è un insulto al Merito e alle Competenze degli under 35 perché il Ministero non può pretendere di reclutare professionisti laureati con il massimo dei voti e con competenze specifiche, come richiede il bando, ed è un insulto ai Professionisti over 35 perché, sulla base di un requisito anagrafico discriminatorio, il bando ignora le competenze e il merito della generazione dei 40-50enni, che ha già pagato un prezzo troppo alto per le politiche dissennate in tema di occupazione e lavoro degli ultimi anni e per l’assenza di buone politiche culturali».
Requisiti richiesti per partecipare, oltre alla giovane età, sono la laurea con 110/110 e l’ottima conoscenza dell’inglese «da assegnare a basse mansioni, solo per tirare a campare. È noto a tutti che coloro che guidano “i luoghi e gli istituti della Cultura” presso cui si svolgeranno i “tirocini” non hanno né le risorse finanziarie né il tempo per occuparsi della formazione. Presso le Soprintendenze e l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione esistono inoltre lunghi elenchi di schedatori e catalogatori con esperienza pluri-decennale, spesso over 40, che negli ultimi anni hanno visto drasticamente ridurre i progetti di schedatura e non ricevono incarichi. Infine, nessuno di noi crede che la vocazione e l’urgenza del MIBACT sia quella di formare nuovi professionisti: l’offerta formativa in Italia è già satura, esistono le Università, le Scuole di Archivistica, le Scuole di Dottorato e di Specializzazione, i Master» affonda la lettera-petizione-invito alla manifestazione prevista per sabato a Roma, firmata da Salvo Barrano, Presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi. Cosa si chiede? A parte sfilare in corteo, e aderire anche personalmente alla petizione inviando una mail a 500no@archeologi.org, c’è anche la richiesta dell’immediato ritiro del bando. Un primo strappo deciso, forse non decisivo, a una politica che -nonostante l’apparente buona coscienza- sembra ancora incline ad essere specchio per le allodole, illusione sottoforma di formazione. E dov’è, e come sarà, il vero cambiamento di rotta?

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