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Italiani a Hong Kong: 3 domande a Francesca Minini, presente nella sezione “Art Futures” con Giulio Frigo e Simon Dybbroe Møller

di - 17 Maggio 2012
Simon Dybbroe Møller, danese classe 1976 di stanza a Berlino, un curriculum che vanta, tra le altre, anche una personale al Barbican di Londra, e Giulio Frigo, 1984, anch’esso di casa nella capitale tedesca, sono i due artisti scelti per la doppia personale tra gli stand di Hong Kong dalla galleria milanese Francesca Minini.
A cui abbiamo chiesto un punto di vista sulla quinta Art HK, anche in relazione alla propria esperienza. Perché quello di Francesca Minini in Cina è un ritorno. Che promette ottimi riscontri.
Cosa vi aspettate dalla fiera?
«È il secondo anno che partecipiamo alla fiera. L’anno scorso c’è stato grande entusiasmo e attenzione verso i nuovi giovani artisti occidentali. Quest’anno crediamo che l’attenzione sarà ancora più alta dal momento che abbiamo coltivato durante l’anno l’interesse dei nuovi collezionisti incontrati qui alla fiera di Hong Kong tenendoli sempre aggiornati sul lavoro dei nostri artisti e sulla nostra programmazione».
Avete concepito un allestimento particolare per Simon Dybbroe Møller e Giulio Frigo?
«Lo stand è diviso in due, in modo da creare lo spazio per due solo show. Abbiamo voluto promuovere un giovanissimo artista italiano in modo da dare un respiro internazionale al suo lavoro. Crediamo che la sua ricerca artistica possa incontrare il gusto orientale attraverso la sua delicata e allo stesso tempo accattivante pittura installativa che gioca con lo spazio attraverso installazioni di fili. Simon Dybbroe Møller è già un artista più conosciuto, anche se pur sempre nuovo in questa parte del mondo e con lui stiamo facendo una serie di progetti volti a mostrare il suo lavoro sia in oriente che negli Stati Uniti».
Hong Kong è davvero la piazza del giusto mercato, l’incontro ideale tra oriente ed occidente?
«Più che la piazza del giusto mercato direi che è la piazza del nuovo mercato. Grande è l’interesse e la curiosità verso l’arte occidentale. I collezionisti mostrano grande voglia di aprirsi e di conoscere il nostro mondo ed il nostro modo di esprimerci. Alcuni sono più preparati, altri alle prime armi con buona volontà di conoscere ed imparare. Quello che forse più ci ha colpito infatti è stato il rapporto di fiducia e continuità che abbiamo costruito in un solo anno di fiera. Crediamo non possa far altro che crescere».

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