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La comunicazione interrotta. All’Albertina di Torino, Hito Steyerl parla della poetica delle contraddizioni digitali

di - 11 Aprile 2017
Il Salone d’Onore dell’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, ha ospitato la conferenza dell’artista tedesca Hito Steyerl. Organizzata dal Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, introdotta dalla Direttrice Carolyn Christov-Bakargiev e dal Presidente dell’Accademia Fiorenzo Alfieri – che hanno così confermato la reciproca collaborazione per favorire l’incontro tra artisti contemporanei che partecipano a iniziative sul territorio e studenti – la conferenza costituisce il secondo appuntamento con uno degli artisti protagonisti della mostra “L’emozione dei COLORI nell’arte”, in corso presso GAM e Castello di Rivoli.
Classe 1966, Steyerl, che tra le numerose partecipazioni internazionali annovera quella al padiglione della Germania alla Biennale di Venezia del 2015, ha tenuto una lectio magistralis sul proprio lavoro, a partire dall’opera Adorno’s Grey (2012), ospitata nelle sale del Castello. Filmaker, scrittrice, artista sperimentale del linguaggio del saggio-documentario, Steyerl ha proposto un percorso di approfondimento del proprio lavoro mediante un’analisi a ritroso delle sue opere, facendo emergere il pensiero e l’interesse personale su alcuni temi e aspetti di attualità. Nel pensiero critico e autocritico che le sue opere video palesano, prendono forma l’indagine sugli effetti delle nuove tecnologie e della circolazione delle immagini nell’era del digitale, l’impatto sulla soggettività e sulla dimensione collettiva e globalizzata ma anche la riflessione sull’immagine stessa, su quelle che l’artista definisce «poor images», impoverite progressivamente dalla trasmissione e dai passaggi di formato. La riflessione transita da opere quali Factory of the sun (2015) video installazione caratterizzata da una combinazione di passaggi documentaristici, reali, ed elementi fittizi, nella quale l’artista lavora e si confronta con le nuove tecnologie e sul loro significato, osservando come nell’era del digitale tutto si fonde in un’unica entità. La luce del sole diviene una sorta di moneta e valuta, dove ogni informazione si trasforma in luce e trasmessa dalla luce stessa. Contraddizioni, tensioni economiche e politiche emergono dalle sue opere che giocano sempre tra visibilità e invisibilità, cogliendo le dinamiche sottese nella relazione, per esempio, tra industria bellica e arte in Is the Museum a Battlefield (2013), ma anche la necessità di rendersi invisibili, sottrarsi al controllo e alla sorveglianza delle nuove tecnologie, proponendo un vero manuale di dimostrazione virtuale in How to Not Be Seen: A Fucking Didactic Educational. MOV.file (2013). Invece, nell’opera In Free Fall (2010) riflette sulla circolazione dell’immagine e, nello specifico, sulla sua fisicità come qualcosa di liquido che attraversa diversi stadi di trasformazione.
Il personalissimo sguardo sociologico dell’artista conclude con la riflessione sull’attualità, osservando che recentemente in questo loop infinito di comunicazione e scambi qualcosa si è rotto: «è esploso in una serie di bolle chiuse in se stesse che formano una sorta di universo individuale a sé stante che in un certo dato momento interrompe la comunicazione». (Manuela Santoro)
In home: Hito Steyerl, How Not to Be Seen: a Fucking Didactic Educational .Mov, (2013).  Courtesy Hito Steyerl e Andrew Kreps Gallery, New York
In alto: Hito Steyerl, Adorno’s Grey, 2012. Foto Renato Ghiazza

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