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La Gioconda? Era felice. Stavolta la risposta arriva dai neuroscienziati dell’Università di Friburgo

di - 13 Marzo 2017
Chiunque fosse la Monna Lisa di Leonardo (Lisa Gherardini o chi per lei) la sua anima starà sicuramente ridendo di noi. Perché per l’ennesima volta si è “disturbato” il grande ed enigmatico dipinto di Leonardo, conservato al Louvre, per una nuova teoria. Quale? Secondo i neuroscienziati dell’Università di Friburgo, che hanno sottoposto a un test diversi partecipanti, la Gioconda era proprio tale. La sua smorfia accennata, infatti, sarebbe stata di felicità.
Gli studiosi hanno accoppiato una versione in bianco e nero del viso con otto versioni manipolate dell’immagine in cui l’angolo della bocca era stato impercettibilmente regolato in modo che in quattro versioni sembrasse, secondo gli standard degli studi, più triste, e negli altri più felici. I nove esemplari sono stati poi mostrati ai partecipanti in ordine casuale 30 volte, e la smorfia originale è stato giudicata essere “felice” nel 97 per cento dei casi.
Contenti adesso? Speriamo di sì: nel 2015 gli scienziati dell’inglese Sheffield Hallam University affermarono che Leonardo aveva sviluppato una tecnica per un “sorriso imprendibile”, visibile solo da certe angolazioni, e assente quando si guarda il quadro da vicino, mentre Jonathan Jones del Guardian aveva postulato che la figura ritratta da Leonardo potesse avere la sifilide, e che la tinta verdastra della sua pelle riflettesse la malattia.
Stavolta, prosaici, Lisa ce la immaginiamo proprio sghignazzante, di fronte a tutti questi “complotti”.

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  • Leonardo che con la sua arte che produsse diversi "non finiti", nella Gioconda potrebbe aver creato un "non volto" femminile, assieme a un "non paesaggio". Un volto ideale madre di tutti i volti, a partire da quello dell’autore. Così il volto della Gioconda ci rimanda a quello di Leonardo da Vinci, oltre a contenere le conoscenze dell’autore nei campi dell’ottica, estetica, anatomia, geologia, idraulica, scenografia, pittura. Il volto femminile del dipinto conservato al Louvre è sovrapponibile all’Autoritratto di Leonardo conservato a Torino, una volta ribaltato specularmente. Per ultimo, un possibile rimando subliminale al volto sindonico, come apparve nel negativo fotografato nel 1898 per la prima volta. Anch’esso somigliante con quello dell’Autoritratto di Leonardo da Vinci conservato a Torino. Questa sarebbero le ragioni profonde del fascino del dipinto e dell’iconoclastia cui è stato sottoposto nello scorso secolo. Cfr. ebook/kindle La Gioconda: uno specchio magico.

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