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La Venere è nuda. Il progetto di Giorgio de Finis ottiene la benedizione di Pistoletto e la raccolta degli stracci può iniziare. A Formello

di - 14 Febbraio 2016
Si chiama DIF, museo di arte diffusa di Formello, ed è un ramo del vasto progetto romano Maam inventato, curato e organizzato da Giorgio de Finis (sopra con la Venere). Da qualche settimana ha messo radici anche in provincia, a Formello, e prevede un denso programma di interventi, cicli di conferenze, workshop, blitz d’arte e mostre. Quando l’arte e l’etica vanno a braccetto e sotto l’egida di Michelangelo Pistoletto i luoghi si riaprono, si buttano giù porte e pregiudizi, togliendo catene a musei, biblioteche, cimiteri e persino case private.
L’ape, presa a simbolo del movimento (che non ha nulla a che vedere con quella dei Barberini) di fiore in fiore porta l’arte dappertutto, anche in casa.
Con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza all’arte il progetto incarna il valore del dono e della partecipazione attiva alla costruzione dell’arte stessa. Condividere e sentire la responsabilità del luogo in cui si vive insieme a quella della cura di un “oggetto d’arte” povero e insieme prezioso, come la Venere degli Stracci dell’artista piemontese, rappresenta il primo step per stimolare nuove forme di relazioni umane e sociali, che la raccolta degli indumenti interpreta alla perfezione come riciclo creativo e momento di aggregazione tra i cittadini.
Contemporaneamente alla partecipazione al rito collettivo di vestizione della Venere (la scultura in vetro resina sta girando tutta l’Italia come un’ape) la giornata di San Valentino investe un ruolo nuovo: declinare nei luoghi comuni una forma di adesione profonda per non banalizzare una festa con uno scambio sterile e omologato.
Allora non resta che fare un salto a Formello, l’appuntamento per rivestire la Venere è in piazza san Lorenzo all’Oratorio della Natività, e volendo c’è ancora una mostra di Keith Haring e Paolo Buggiani, U.S.A e Getta, che espone oltre alle macchine da fuoco di Buggiani anche una collezione degli esordi del graffitista, quando solo Buggiani ne aveva compreso il significato. (Anna de Fazio Siciliano)

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