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Milano è più povera, è morto Luciano Inga Pin

di - 8 Febbraio 2009
Fin da piccolo, inventandomi persino linguaggi nuovi, inesistenti, ho cercato di appropriarmi esclusivamente del presente, di vivere giorno per giorno in mezzo alle etnie più diverse, studiando e analizzando ciò che quelle ore mi offrivano. In poche parole: non ho mai tradito per un solo istante il presente, con le sue emozioni, le sue delusioni”. Parole scritte lo scorso anno da Luciano Inga Pin, che aiutano più di qualsiasi altra ad entrare nel mondo di questo storico gallerista milanese, celebre talent scout attivo da oltre quarant’anni nel panorama dell’arte contemporanea. Inga-Pin è morto nella notte fra sabato 7 e domenica 8 febbraio, vinto da una malattia che da tempo lo aveva colpito, senza piegarlo. È difficile ricordare in questo momento l’importanza del personaggio e il suo ruolo centrale – anche se spesso appartato – nell’emergere di tanti talenti; noi di Exibart lo faremo quanto prima con un ampio approfondimento. Basterà però ricordare alcuni nomi che tanto gli debbono, da Gina Pane a Mimmo Paladino, Marina Abramovic, Vanessa Beecroft. Negli anni 80 la Galleria Diagramma/Luciano Inga-Pin aveva battezzato la nascita del movimento artistico “Nuovo Futurismo”, e nel 1998 – giusto per fare qualche esempio – fu proprio nella sede di Via Pontaccio che giunse per la prima volta in Italia il performer londinese Franko B.

[exibart]

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  • Luciano Inga Pin
    una presenza sempre alta per noi artisti che lo hanno frequentato....

    Specie negli ultimi anni , superata la timidezza che avevo quando ero piu' giovane nei confronti della sua immagine piu' autoritaria di importante e riconosciuto gallerista,che poi ho scoperto essere solo una maschera di facciata per difendersi dagli imbecilli, passavo piu' spesso e volentieri, a trovarlo in galleria per discutere con lui , colto ed ironico intenditore di vita e di arte, e capire meglio ,dove stava andando il mio cammino d'artista.... .
    Alcuni dei miei ultimi progetti ,poi, lo interessarono in modo particolare per l'essenzialita' con cui ,a suo parere, riuscivo a rendere la traduzione da privato a sociale..
    .A questo proposito, aveva deciso ,coll'entusiasmo che lo caratterizzava ,ogni volta lo stuzzicasse un'idea interessante ,di realizzare una di queste mie installazioni che lo avrebbe impegnato a collaborare alla "regia",prezioso e raffinato, intenditore di "messe in scena"..quale lui era.
    Purtoppo non c'e'piu' potuto essere il suo supporto fisico per realizzare concretamente questo progetto ma restera' forte comunque la sua immutata compagnia intellettuale e spirituale che ,nonostante la sua provata insofferenza per la malattia non veniva mai meno anche all'ormai solo sentirsi per telefono...
    un piccolo ricordo di
    stefano scheda

  • Ho conosciuto Luciano Inga Pin a Milano nel 78 credo, durante una collettiva sulla transavanguardia,mostrandogli alcuni miei lavori. Guardandoli mi rispose che erano lontani dai suoi orizzonti di ricerca, ma molto gentilmente mi invitava a ripassare quando avevo qualcosa di diverso pur se era preso dalla foga di quando uno apre una mostra. Una piccolezza che fà capire che non tutti sono uguali quando tu sei smarrito ad avere l'informazione giusta. Grazie Luciano, grande signore dell'arte. Claudio Perugia-Lecce

  • Ciao Luciano, anche se non sono più passato a salutarti, come ti avevo promesso, sarai sempre la persona che si è interessata per prima al mio lavoro. Buon viaggio.

  • Caro Luciano ti abbraccio con tutto il cuore e ti ringrazio per aver condiviso con te il tempo e il dialogo, mai banale e vuoto.
    C'è di bello che ora puoi riabbracciare il tuo compagno perso anni fa e troppo presto.
    Goditi tutta la libertà che meriti e salutami mgt.
    Da lassù so che mi guiderete.

    Ci vediamo alla prossima inaugurazione,

    Luca

  • Ho avuto il grande piacere di conoscere
    Luciano Inga Pin frequentando la sua
    galleria.

    Una persona deliziosa, sempre disponibile
    a fare quattro chiacchiere ed a discutere
    di arte, di artisti e di mostre.

    Ci mancherà sicuramente e sarà impossibile
    dimenticarsi di lui.

  • Quanta falsità!
    Al suo funerale Inga Pin mi dicono che c'erano dieci persone...!
    Lo sà come io detesto gli addii, le cerimonie di addio... non riesco a essere presente.
    Percepisco tanta falsità e opportunismo in molti messaggi che sto leggendo, alcuni lo sò che sono sinceri, ma l'opportunismo di molti e la tanta falsità fa male se accompagnata da una "cassetta" di legno dal profumo di incenso.
    La nostra mostra da farsi sempre cercata, ma per colpa di un tempo non più amico e fuori moda mai realizzatta rimane sospesa come un sogno tra la strada e la sua finestra in alto Inga Pin.
    Ogni volta che attraverserò quella strada guarderò in alto, la sua finestra, e la ricorderò sempre.

    Andrej

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