Giovedì 14 marzo 2002 con la personale di MARCO PAPA dal titolo Where’s love apre a Roma AUTORI CAMBI nuovo spazio espositivo di MATTEO BOETTI con la collaborazione di Raffaele Gavarro.
Dopo la fortunata esperienza di Autori Messa, che a metà degli anni novanta rappresentò uno dei pochi punti di riferimento a Roma per le generazioni allora emergenti di artisti e curatori, Matteo Boetti ricrea una situazione e un luogo in cui far convergere le esperienze più interessanti di questi anni.
Ma se da una parte AUTORI CAMBI è la continuazione ideale di Autori Messa, dall’altra diventerà un vero e proprio centro di produzione di eventi, edizioni e multipli d’artista.
MARCO PAPA – Where’s love
Nato nel 1973 ad Ancona, ma da anni attivo a Milano, Papa è uno degli artisti più eclettici della sua generazione tanto nell’uso dei linguaggi che dei materiali. Tutti ricordano le sue tavole da surf in sapone, le sculture-oggetto in liquirizia, come quelle recenti in grafite. Disegni, foto e video, sono poi le altre facce che compongono il poliedro del suo lavoro.
Per la sua prima personale romana, Marco Papa è partito da un’idea decisamente intima e sentimentale, che si è andata definendo in un progetto complesso e articolato.
Where’s love parte con l’oscuramento dello spazio espositivo con un pigmento profumato che ricopre le vetrine su strada della galleria, mentre il pavimento è interamente coperto di carta bianca.
Ma il cuore della mostra è la performance di una donna che seduta in una stanza buia della galleria, batte irrequieta le dita sul tavolo. L’immagine della mano, ripresa con una videocamera ad infrarossi, viene trasmessa e proiettata in un’altra zona della galleria, mentre si sente amplificato il suono dell’ossessivo tamburellamento. Sulle lunghe unghie della donna s’intravedono dei disegni, che saranno più chiaramente visibili nelle macrofotografie e nella scatola trasparente che contiene le cinque unghie disegnate con la grafite. Si tratta di disegni che ritraggono vari paesaggi romani, luoghi sentimentali, dove Papa è stato un’ora, un pomeriggio, durante i suoi soggiorni in città degli ultimi anni e che oggi sono l’iconografia dell’attesa impaziente.
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