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Pio Baldi: Addio al MAXXI. Il direttore si dimette inviando una scarna lettera a Ornaghi, rivendicando la sua buona fede. E ora?

di - 9 Maggio 2012
«Auguro al MAXXI e a chi lo guiderà il più vivo successo e lo auguro soprattutto a tutti i dirigenti e i collaboratori che con me in questi anni hanno lavorato con passione e spirito di sacrificio per realizzare e fare esistere questa bella avventura italiana proiettata verso il futuro». È con queste righe scarne che Pio Baldi, Presidente della Fondazione MAXXI rimette il suo mandato al Ministero per i Beni e le attività culturali dopo il crollo della fiducia e il commissariamento degli scorsi giorni.
La lettera è stata recapitata nella serata di ieri al Ministro Ornaghi e il Corriere della Sera ne da notizia stamattina: «Le scrivo pubblicamente perché con l’avvio inaspettato della procedura di commissariamento è stata resa pubblica un’inspiegabile valutazione sul MAXXI, di cui non si vede, nei fatti, alcuna motivazione. Da questa valutazione decisamente dissento, e non da solo. Un museo è un servizio pubblico, come la scuola, l’università e la ricerca. Tutti sono costituiti e vivono attraverso l’articolo 9 della Costituzione e sono, chi più chi meno, sostenuti dallo Stato» scrive l’ormai ex direttore.
Gli undici milioni di euro, aveva dichiarato Baldi, sono una bugia che ha recato al Museo un danno di immagine inquantificabile e c’è spazio anche per le considerazioni a seguito del nuovo commissario extra-budget che arriverà dal Mibac, «quando ormai il museo avrà perso mesi di programmazione e un po’ dell’immagine brillante che si era faticosamente guadagnato» chiude Baldi. Ora c’è da capire in primis chi arriverà a ricoprire il ruolo lasciato scoperto, chi sarà il famoso commissario, e se chi prenderà in mano le redini del museo romano troverà fondi “in esubero” che a questa amministrazione sono stati negati. Poi, all’atto pratico, bisognerà riscrivere una programmazione. E non sarà di certo facile riguadagnare la fiducia, soprattutto a seguito di questa sequenza di vicende che hanno il sapore amaro della sconfitta della cultura contemporanea in Italia. Chissà se ora, dopo questa ennesima “botta”, Ornaghi parlerà.

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