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Pyotr Pavlensky, altro premio e altre botte. Il performer russo in attesa di processo picchiato dalla polizia. E non è un affare della corte

di - 18 Maggio 2016
“Mentre scrivo queste righe, il mio ginocchio è ferito, ho una costola incrinata e lividi…Ogni respiro mi dà dolore”. Sono le parole di una lettera autografa di Pyotr Pavlensky, pubblicate sulla pagina facebook della compagna dell’artista, Oksana Shalygina.
Già, torniamo ad occuparci del più dissidente dei performer russi, che sta scontando in carcere l’accusa di vandalismo e danneggiamento di sito culturale in occasione dell’azione Threat, dove ha incendiato le porte di ingresso dei Servizi federali di sicurezza russi. L’artista sarebbe stato picchiato dalle guardie carcerarie che lo stavano portando dalla Corte alla cella e viceversa, e Pavlensky nella lettera avrebbe rivelato anche il numero di identificazione del distintivo del secondino che si sarebbe accanito su di lui.
E come ovviamente non poteva essere altrimenti, il Tribunale di Mosca ha preso le distanze dai fatti, spiegando che nei momenti di trasporto da un’istituzione ad un’altra la responsabilità è della polizia.
L’avvocato di Pavlensky, Dmitry Dinze, avrebbe confermato che l’artista è stato aggredito da una sola guardia e ha detto che si sta cercando di identificare l’uomo in questione. Sarà un’impresa.
E mentre l’Innovatsiya (Innovation) Prize, ha annullato la sezione dedicata alle Arti Visive per colpa proprio di Threat: Lubyanka’s Burning Door, scelta dal critico d’arte Anna Tolstova tra i finalisti del concorso, che aveva ricevuto una marea di voti dalla giuria, e infine levata dal Centro Nazionale per le Arti Contemporanee, in quanto trattava un’azione che consisteva nella violazione della legge e che ha causato danni materiali, e “la Nazione non può sostenere simili “opere”, lo scorso 5 maggio Pyotr è stato insignito anche del Premio internazionale Vaclav Havel “Per il dissenso creativo”, offerto dall’organizzazione statunitense Human Rights Foundation (HRF) e condiviso con il reporter uzbeko Umida Akhmedova, con la disegnatrice iraniana Atena Farghadani. Buona compagnia di combinaguai. Ad avercene.

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