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Quando l’archeologia è #yummi. A Oxford, una grande mostra sull’ultima cena di Pompei

di - 25 Luglio 2019
Quella di immortalare il cibo è una passione ben più antica dei vari #instafood e #foodporn. Per una esperienza #yummi decisamente archeologica, non potete che fare una visita a “Last Supper in Pompei”, mostra in apertura oggi, all’Ashmolean Museum of Art and Archaeology di Oxford, visitabile fino al 12 gennaio 2020.
L’esposizione, realizzata con il sostegno di Intesa Sanpaolo, nell’ambito di una più ampia collaborazione con la Oxford University, presenterà una selezione di circa 300 reperti provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli e dal Parco Archeologico di Pompei e di Paestum, alcuni di recente scoperta e mai dati in prestito. Tra cui oggetti di uso quotidiano e utensili, vasi e mosaici decorati con fantastiche nature morte di pescato, cacciagione e frutta, persino resti di cibi importati dalla Francia e dal Nord Africa, carbonizzati e preservati dalle ceneri del Vesuvio, la cui eruzione, tra l’agosto e il novembre del 79 d.C., provocò la distruzione delle città di Ercolano, Pompei, Stabia e Oplontis.
Le rovine, rimaste sepolte sotto strati di pomici e, con il passare dei secoli, ricoperte anche da una fitta vegetazione selvatica, furono riportate alla luce a partire dal XVIII secolo, per volere di Carlo III di Borbone, e hanno restituito al mondo l’immagine vividissima delle abitudini e dei costumi romani. «E quale migliore connessione si può stabilire con quelle antiche persone, se non attraverso il loro cibo e bevande?», ha spiegato Paul Roberts, a capo del Dipartimento di Antichità dell’Ashmolean e curatore della mostra.
I visitatori rivivranno la vita quotidiana degli antichi Romani, dai campi coltivati alle taverne, dagli empori ai triclini, dalle cucine ai luoghi di culto, che abbondavano nella città. Se, oggi, Pompei fa parte della lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO ed è il secondo monumento più visitato in Italia dopo il Colosseo, in quegli anni era un fiorente centro commerciale e culturale, circondato da ampi e fertili campi, anche se, pochi anni prima dell’eruzione, nel 5 febbraio del 62, fu colpita da un violento terremoto con epicentro nella vicina Stabiae, provocando numerosi danni. Ancora oggi sono infatti visibili i resti dei cantieri per la ricostruzione.
La mostra creerà anche l’atmosfera di una sala da pranzo pompeiana con gli affreschi di una delle domus più grandiose di Pompei, quella di Marco Fabio Rufo, conosciuta anche come quella del bracciale d’oro, per il ritrovamento di un monile dell’incredibile peso di 610 grammi, composto da un laccio che termina con due teste di serpente.

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