Che fare con un vecchio premio, bisognoso di una rispolverata? La 60esima edizione del Premio Termoli si è messa “In cantiere”, titolo di una mostra (foto sopra) che da stasera al 30 aprile coinvolge sei giovani artisti in dialogo con i Maestri storici che sono passati da queste parti, sotto la curatela di Anna Daneri.
Un vero e proprio momento per ridefinire uno dei più antichi contest d’Italia, che non solo ha messo in scena la mostra, ma ha in progetto anche la costruzione di un archivio digitale che ne raccolga la storia, oltre che di una serie di incontri per attivare la partecipazione sul territorio. In più c’è la novità della location: l’esposizione, quest’anno, si svolge nel nascente museo MACTE Museo d’Arte Contemporanea Termoli che avrà sede negli spazi dell’ex mercato di via Cina, che ospiterà l’intera collezione del premio, che comprende opere di Carla Accardi, Franco Angeli, Antonio Calderara, Dadamaino, Tano Festa, Gino Marotta, Luca Maria Patella, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo, Mario Schifano, Giulio Turcato, Giuseppe Uncini.
«Le opere acquisite negli anni dal Premio Termoli rappresentano un patrimonio pubblico che deve essere rivalutato. Questa edizione si pone come momento di snodo, come “cantiere” nel senso di luogo in cui fervono i lavori volti all’apertura del MACTE, che porterà a un cambiamento rivolto ai giovani e a tutti i cittadini grazie ai nuovi linguaggi artistici», ha dichiarato il sindaco Angelo Sbrocca.
Ma veniamo alla notizia più fresca: a spuntarla tra Riccardo Baruzzi (1976), Gabriella Ciancimino (1978), Sara Enrico (1979), Antonio Fiorentino (1987), Elena Mazzi (1984) e Santo Tolone (1979), protagonisti del Premio, è stato proprio Baruzzi, come vi abbiamo annunciato nel titolo, che entrerà nella collezione del Premio.
L’opera dell’artista (foto in home page) è stata scelta da una giuria composta dall’artista Stefano Arienti, e dai critici Lorenzo Canova e Simone Menegoi, con la seguente motivazione: “La poetica di Baruzzi si segnala per una maturità e un lirismo non comuni, e stabilisce, da una posizione di ricerca contemporanea, un dialogo con la storia del Premio Termoli, caratterizzata dall’interesse per le ricerche astratte, e dal rapporto fra arte e percezione visiva”.
Menzione speciale, invece, per Ciancimino con Chardon d’amour (2014), “Per il modo in cui aggiunge a una poetica di relazione con i territori e di impegno sociale il piacere di una sofisticata manualità”. All’artista è anche affidata la conduzione del workshop previsto dal Premio.
In bocca al lupo insomma, per un cantiere che – ci auspichiamo – farà rinascere un’esperienza storica del panorama artistico italiano, da tutelare.