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Settant’anni per settanta modelli di Vespa. Il simbolo dell’Italia di ieri, e non solo, in mostra al Museo Nicolis di Villafranca |

di - 6 Luglio 2016
Un museo singolare quello creato a Villafranca di Verona (via Lussemburgo 9) nel 2000 da Luciano Nicolis (Villafranca 1933 – 2012) – nato da famiglia non abbiente e divenuto imprenditore di carta da macero – con il nome di “Museo Nicolis dell’Auto, della Tecnica e della Meccanica” in cui sono esposti automobili, motociclette, biciclette, strumenti musicali, macchine fotografiche e per scrivere raccolti con certosina pazienza e passione in tutto il mondo. Museo atipico non solo per la particolarità degli oggetti, ma anche e soprattutto per la splendida filosofia alla base del suo progetto-divertimento e condensata nell’asserzione “Noi non siamo i proprietari di tutto questo, ma siamo i custodi per il futuro”.
Entusiasmo trasmesso alla figlia Silvia, direttrice della struttura, che nel pomeriggio del 5 luglio ha coordinato con calorosa passione l’anteprima della piacevole, rasserenante ed esaustiva mostra sulla Vespa (6 luglio – 30 ottobre 2016): uno scorcio sulla storia dell’Italia dal secondo dopoguerra, più precisamente dal 1946, a oggi attraverso un’icona della nostra intelligenza creativa e imprenditoriale, simbolo della reazione del nostro Paese alla sconfitta, del boom economico e dell’acquisizione di una libertà dei costumi affrancata da vincoli ancestrali. Non a caso il primo dépliant pubblicitario del 1946 presenta una donna in sella a una neonata Vespa fiammeggiante: entrambe protagoniste e immagine del nuovo ruolo della donna che vota, lavora con ruoli di responsabilità, organizza il tempo libero… riscattandosi da secoli di soggezione, soprusi e angherie.
Promossa dal Registro Storico Vespa e Vespa Club Italia, l’esposizione attraverso una piacevole passeggiata nei simbolici e ariosi ‘viali’ del tempo attraverso 70 modelli (in verità sono stati più di 140 quelli prodotti in circa 20 milioni di esemplari) – uno per anno di questo 70° compleanno – racconta la mitica storia della Piaggio (nata nel 1884 come ebanisteria per allestimenti marini, allargatasi nei campi ferroviario e aereonautico tanto da realizzare uno dei primissimi prototipi di elicottero e il P 108, unico bombardiere strategico quadrimotore italiano) che spinta dall’intuizione di Enrico Piaggio (stimolato dallo scooter visto tempo prima negli Stati Uniti) dà alla luce Paperino. Il prototipo rielaborato dalla genialità di Corradino d’Ascanio (il miglior ingegnere dello staff: non ha mai amato le motociclette perché scomode e con il motore e la catena che sporcano) diviene la mitica Vespa, una poltrona che cammina.
Un brevetto che cambia la vita degli Italiani entrando nella storia del costume come raccontano cinema, glamour e musica, inserendosi con gentile savoir faire nel mondo dello sport con campioni, miti, leggende… presentandosi in versione Sidecar, in Vespe prodotte all’estero o trasformandosi nella ‘laboriosa’ Ape dalle infinite applicazioni (come mostra l’allettante pubblicità del 1948): furgone, taxi, risciò, calessino… in Moscone, motore marino fuoribordo, in Trattore e Tagliaerba, in Vespa 400, piccole vetture a quattroruote, in mezzo militare per le azioni francesi in terra d’Africa e infine in modellini per fare divertire i piccoli figli di giovani generazioni libere, sportive, senza pregiudizi.
Un percorso tra realtà e sogno, fantasie raccontate dai manifesti pubblicitari e l’incontro vero e gratificante con un campione dalla ricca umanità e dall’esperienza eroica come Giuseppe Cau ‘fantino di puledri’ vivaci, eleganti, discreti ancora in auge con nuovi modelli per i giovani di sempre. Un’opera d’arte dell’ingegno italiano! (Wanda Castelnuovo)

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