Se ne stanno allineati in bell’ordine come tante lastre tombali. Ventuno blocchi di escrementi umani, per fortuna del tutto inodori dopo un trattamento di decantazione che li ha resi biologicamente equivalenti a terriccio, campeggiano in questi giorni nel vasto e candido spazio della Lisson Gallery di Londra. Opera di
Santiago Sierra, sono l’ultima epifania di quell’estetica scatologica (o “
fecal art“, come la chiamano Oltremanica) che ha nella celeberrima “
Merda d’artista” di
Piero Manzoni (1961) la sua più illustre e dirompente iniziazione. L’artista spagnolo, spiega la curatrice Elena Crippa, ha però un intento umanitario: vorrebbe portare a galla la squallida vita dei cosiddetti “
scavengers“, gli intoccabili che campano pulendo i gabinetti in India. Gli escrementi utilizzati per la mostra sono stati raccolti a Delhi e Jaipur da alcuni volontari della
Sulabh International, organizzazione per i diritti umani impegnata a migliorare le condizioni di vita di questi paria della società, fuori persino dalle caste. Non è la prima volta che Sierra cerca di suscitare disgusto e scandalo. In passato ha pagato prostitute tossicodipendenti per tatuare loro linee sulla schiena, spruzzato operai con schiuma tossica al poliuretano, riempito di gas velenosi sinagoghe tedesche e scritto la parola “
Submission“, sottomissione, a lettere infuocate lungo il confine messicano. Ma stavolta, a quanto pare, gli inglesi hanno accolto la boutade con fin troppo British aplomb. L’
Evening Standard, tabloid assai diffuso nella City, per nulla impressionato, ha addirittura fatto del sarcasmo, accusando il lavoro di Sierra di essere ormai bolso, e anche nei messaggi controproducente. Che nella fattispecie, dopo tante provocazioni, sia la vendetta di Montezuma? (
elena percivaldi)
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