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Tutto il meglio di Art Basel Miami Beach, dai big internazionali alle gallerie italiane

di - 5 Dicembre 2018
Se volete capire in che direzione tira il vento del mercato dell’arte, allora preparate teli da spiaggia e borse mare, perché è Art Basel Miami Beach la vostra meta finale. In verità, il cielo è nuvoloso e nei prossimi giorni di fiera, dal 6 al 9 dicembre, il meteo non promette nulla di particolarmente esaltante ma le atmosfere sapranno affascinarvi lo stesso. Anche perché, tra le 268 gallerie più influenti del mondo, provenienti da 35 Paesi, che esporranno circa 4mila artisti, possiamo immaginare che di colori da vedere ce ne saranno eccome. A partire dalla stessa struttura del Miami Beach Convention Center che, a pochi passi dalla spiaggia, richiama il movimento ipnotico delle onde del mare, grazie al recente progetto da 615 milioni di dollari che ne ha cambiato i connotati.
Sei le sezioni, ognuna dedicata a un tema o a un aspetto specifico dell’arte. Galleries rappresenta lo zoccolo duro sul quale poggiano saldamente i giganti. Come la Fondazione Beyeler, con la sua collezione di moderni, da Cezanne e Klee, e come la Gavin Brown, che porterà un ricco stand con, tra gli altri, Jannis Kounellis, Martin Creed, Rikrit Tiravanija e Laura Owens. Immancabili Gagosian, con Jeff Koons, Hauser & Wirth, con Paul McCarthy, Franz West e Mark Bradford, Lisson Gallery, con Dan Graham, Anish Kapoor e Carmen Herrera, e Thaddaeus Ropac, con Joseph Beuys, Robert Rauschenberg, Robert Longo e Tony Cragg. Interessanti anche Perrotin, con Paola Pivi e Hans Hartung, Galerie Lelong, con Alfredo Jaar, Helio Oiticia, Barthélémy Toguo e Ana Mendieta, e Kayne Griffin Corcoran, con una Mary Obering da riscoprire. Nutrita anche la presenza dei big italiani, con Lia Rumma, che punta su Wael Shawky e sul sicuro William Kentridge, Alfonso Artiaco, con un assortimento che va da Lawrence Weiner a Perino&Vele, Massimo De Carlo, con John Armleder, Carl Andre e Alighiero Boetti, Magazzino, che porta Elisabetta Benassi, Alessandro Piangiamore e Yan Xing, Victoria Miro, con Sarah Sze e Yayoi Kusama.
Troviamo poi Nova, sezione dedicata alle opere realizzate negli ultimi tre anni e inedite, con un focus sul Centro e Sud America. Qui c’è Silvia Cintra, tra le più importanti gallerie brasiliane, che presenta Chiara Banfi e Pedro Motta, ma anche arte più sperimentale, come Gaga, costola fieristica di Perros Negros, collettivo artistico che lavora a Mexico City. Spazio anche per Lorcan O’Neill, con Francesco Clemente, e Prometeogallery, con Regina José Galindo e Beto Shwafaty. C’è anche Position, sezione dal taglio più curatoriale, dove ritroviamo Madragoa, ormai punto fermo dell’arte portoghese, che presenta un bel solo show di Belén Urie, artista da tenere d’occhio. Interessante e alla portata di più tipi di tasche anche Edition, sezione dedicata ai multipli e alla fine art e qui conviene fare un salto dalle parti di Pace Print, leader nel settore. Per gli espositori che non si accontentano di un booth, c’è Kabinett, in cui le gallerie presentano solo show o collettive a tema, oltre alle opere già nei loro stand. E qui ritroviamo Wael Shawky, che pare stia vivendo un momento particolarmente fortunato, questa volta presentato dalla galleria egiziana Sfeir-Semler. Centrata sulla storia dell’arte contemporanea, da un punto di vista global, è invece Survey, dove, per esempio, troviamo la madrilena Sabrina Amrani, che porta opere storiche dell’egiziano Chant Avedissian, Haines Gallery, con opere degli anni ’70 e ’80 dell’iraniana Monir Farmanfarmaian, e l’italiana Paci Contemporary, con lavori degli ’80 e ’90 di Nancy Burson.
Non c’è più il progetto di scultura pubblica ma è stato introdotto un ambizioso programma di performance, in collaborazione con The Kitchen di New York, dove, per esempio, troveremo una versione inedita di Autorreconstrucción: To Insist, to Insist, to Insist, opera di Abraham Cruzvillegas che verrà eseguita due volte al giorno.
E oltre mostrare le loro opere, agli artisti sarà data ampia possibilità di parlare, con uno scintillante programma di talk. Venerdì, 7 dicembre, sfida tra titani: Hans Ulrich Obrist intervista Christo e Tomás Saraceno. Scoppiettante anche l’incontro dell’8 dicembre, con una conversazione tra Judy Chicago e Jeffrey Deitch.
Ma tutto questo, solo se riuscirete a sopravvivere ai party che affolleranno le notti di Miami Art Week.

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